Nonostante il coprifuoco e il massiccio dispiegamento di truppe, a Urumqi, teatro di sanguinosi scontri fra cinesi ed uiguri, la situazione non è affatto tornata alla normalità. Il presidente cinese Hu Jintao ha precipitosamente abbandonato l’Italia proprio nel giorno in cui cominciava il vertice dei G8. Benché non siano state fornite spiegazioni, è ovvio che l’improvvisa partenza è legata alla crisi nello Xinjiang, la provincia nordoccidentale in cui metà della popolazione appartiene all’etnia turcofona e musulmana degli uiguri.phpThumb_generated_thumbnailjpg



Mentre gli elicotteri dell'esercito sorvolavano Urumqi, migliaia di soldati e poliziotti sono entrati ieri in città, armati ed in assetto anti-sommossa. Hanno preso possesso di strade semideserte. Chiusi negozi ed uffici. Quasi nessuno in giro. Benché ieri non ci siano più state manifestazioni e scontri fra cittadini di etnia han e uigura, alcune agenzie stampa riferiscono di episodi di linciaggio. Un giornalista della France Presse (Afp) ha assistito al pestaggio di un uiguro da parte di una ventina di han muniti di bastoni in un quartiere attiguo alla centrale piazza del Popolo. Un minuto dopo è intervenuta la polizia che ha disperso la folla e ha soccorso la vittima. In un’altra zona della città un gruppo di han ha inseguito minacciosamente tre uighuri. Due di loro sono riusciti a fuggire mentre un terzo è stato raggiunto e picchiato da alcuni uomini e donne davanti a una folla che li incitava.

Le autorità hanno minacciato il ricorso alla pena capitale contro i responsabili delle violenze. «Coloro che hanno butalmente ucciso negli scontri, subiranno la condanna a morte», ha detto il capo del partito comunista ad Urumqi, Li Zhi. Il governo tenta di isolare fisicamente e mediaticamente la regione. I viaggi turistici nello Xinjiang sono sospesi. L’uso di Internet è fortemente limitato per impedire il diffondersi di notizie sugli incidenti. Facebook e Twitter sono bloccati. Difficile l'accesso ai siti web stranieri. Inaccessibile Youtube. La Cina è il Paese con il maggior numero di internauti del mondo (oltre 300 milioni) ma è anche uno di quelli che ostacola più frequentemente la navigazione online, soprattutto nei momenti di tensione politica.

Postato alle 07:11 di giovedì, 09 luglio 2009


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233La stampa estera non fa sconti. A Berlusconi e alla sue vicende private, ma soprattutto al suo modo di gestire il potere, la stampa internazionale dedica analisi che al premier sicuramente non faranno piacere. Dopo l'affondo del Guardian e del New York Times, tamponati dalle parole diplomatiche di Obama e di Barroso, il quadro non si è affatto schiarito, tanto che un lungo articolo di presentazione del vertice comparso sul settimanale francese Express si intitola "Inchiesta sul buffone d'Europa". «Sotto gli scandali e le berlusconate - scrive il settimanale - lui si piega ma non si spezza. E una maggioranza di elettori sembra confermargli la fiducia». L'inchiesta descrive il presidente del Consiglio come personaggio che «cento volte dato per morto, cento volte è resuscitato. In un'Italia che non crede nella politica (il 25% associano la parola a 'disgustò e il 22% a 'rabbià) lui sfugge all'archetipo del potere: personaggio hollywoodiano, incantatore eccentrico, comico grossolano, coach della mente, amico del bar,illusionista poliglotta colpito dalla sindrome di Zelig - il potere di trasformarsi a seconda delle attese - Berlusconi ha inventato un nuovo modello di dirigente, un politico-people che buca lo schermo da 15 anni, e le cui farse soffocano, spesso, i veri problemi del paese».


Berlusconi, le bouffon de l'Europe


Silvio Berlusconi: cent fois, on l'a cru mort; cent fois, il a ressuscité...


«La vita privata di Berlusconi rivaleggia con un momento pubblico», titola lo statunitense LOS ANGELES TIMES, in un articolo che inizia così: «Nessuno accusi il presidente delConsiglio Berlusconi di essere un ospite riluttante». Secondo il giornale californiano «in Italia e all'estero ha destato sorpresa la disponibilità di Berlusconi a dare il benvenuto ad ospiti che siano donne giovani e fotogeniche». L'articolo ripercorre poi gli strascichi dell'inchiesta di Bari, evidenziando però che, secondo gran parte degli analisti, «il premier non corre l'imminente pericolo di essere estromesso. Le cose potrebbero cambiare se gli effetti della crisi economica globale si facessero sentire con più vigore inItalia, che finora ha fronteggiato la crisi meglio di altri Paesi».THE WASHINGTON POST si sofferma sul rischio terremoto a cui è tuttora soggetta L'Aquila e titola «Lo sciame ismico nella sede del G8 in Italia accrescono la paure sulla sicurezza». Il quotidiano analizzando i disastrosi effetti del sisma nel capoluogo abruzzese, riporta alcuni commenti della popolazione sulla scelta di trasferire il vertice all'Aquila: «La ricostruzione era già abbastanza complicata senza calcolare i preparativi per il maggior vertice internazionale, si legge nel quotidiano. Ampio spazio anche sulla stampa spagnola per l'apertura del G8. EL MUNDO parla del disagio degli abitanti di L'Aquila sotto il titolo »Vogliamo giustizia, non il letto di Obama« e aproposito delle polemiche di ieri scrive che "sorgono voci che propongono di sostituire l'Italia con la Spagna quale membro delclub". La rubrica polemica LA TRONERA (La Feritoia) sotto il titolo »carisma italiano« torna sulle vicende di Silvio Berlusconi e afferma che il premier »ha tutto ciò a cui tutti aspirano, e l'impunita«. Perchè la sinistra, in 15 anni, ha governato per sette ma appena si è notato. L'Italia, nazione giovane, ha bisogno di carisma».Il giornale della sinistra PUBLICO titola che «Berlusconi arriva al G8 indebolito dagli scandali» e sostiene che «il vertice di L'Aquila può finire di affondare la pessima immagine internazionale del leader italiano». il pericolo che un forte sisma si ripresenti durante le riunioni e l'eventualità che le notizie scandalistiche sulla vita privata del premier si ripresentino nel corso degli incontri. Infine THE TIMES di Londra dedica oggi una vignetta a Silvio Berlusconi, un'immagine chiaramente caricaturale e pubblicata in un insolito formato che occupa mezza pagina nella sezione del quotidiano dedicata alle opinioni, in cui il presidente delconsiglio italiano è disegnato sorridente, in un suo classico doppiopetto blu, dalle cui tasche e taschino fuoriescono indumenti di biancheria intimsa femminile: reggiseni e slip. Nella vignetta il premier italiano compare accanto ad una scritta 'G8', dove però la cifra otto è sostituita da un reggiseno, che Berlusconi tiene per la spallina. L'immagine, dai tratti caricaturali, è pubblicata nella parte superiore di una pagina che ospita un commento, in cui si accenna al G8 ma che è centrato sul sistema bancario e l'azione del governo britannico a riguardo, a firma di Vince Cable, numero due del partito Liberal-democratico britannico. Ancora in Spagna in un articolo intitolato «Berlusconi: l'attacco mediatico non pregiudicherà il G8», ripercorre il botta e risposta tra il governo italiano e il Guardian con lerecenti dichiarazioni del premier. Poi il quotidiano, rilevando che con il trasferimento delle sede all'Aquila «non ha mai convinto i membri del G8», cita le ultime complicazioni logistiche e di sicurezza della sede abruzzese, a cui si aggiunge «il malcontento degli abitanti che, in buona parte alloggiati nella tendopoli, hanno rivendicato il diritto a vivere il lutto con calma, protestando contro la 'sfilatà di autorità e la perdita di tempo e denaro».In Germania il FINANCIAL TIMES DEUTCHELAND dedica un articolo interno al capo della protezione civile Guido Bertolaso, dal titolo «Il risolutore dei problemi». Bertolaso, scrive il giornale, «deve garantire l'organizzazione del vertice dei G8 e la sicurezza dei capi di Stato e di governo. Egli e per ora il più importante alleato del capo del governo, Silvio Berlusconi».La FRANKFURTER ALLGEMENIE ZEITUNG titola «Nuove rivelazioni?» e scrive nel sommario «Gli errori di Berlusconi». Il giornale commenta le «speculazioni» della stampa italiana, secondo cui durante il summit potrebbero arrivare nuove rivelazioni sulla «vita privata del primo ministro»: Berlusconi, osserva la Faz, «reagisce con nervosismo». Un G8 fra le rovine dell'Aquila»: titolo identico per i due principali giornali francesi del mattino, LE FIGARO e LIBERATION, che dedicano una corrispondenza e qualche commento al vertice in Abruzzo. Le Figaro titola a pagina 5 «Berlusconi ospita un G8 allargato e atipico» e afferma che «il ventaglio dei dossier e il numero importante dei partecipanti non dovrebbero facilitare  impegni vigorosi e vincolanti». In basso nella stessa pagina, un articolo dall'Aquila dal titolo «Nei campi dei rifugiati del sisma la rabbia trasuda», in cui si legge: «se i soccorsi, all'indomani del sisma, sono stati rapidi ed efficaci come mai in Italia, i lavori di ripristino hanno tardato. Circa il 60% delle case non sono nemmeno danneggiate e tuttavia, tre mesi dopo, il ritorno degli abitanti si fa col contagocce, mentre il centro storico resta vietato».Liberation scrive che le rovine dell'Aquila sono forse il «simbolo di questo G8 che vive, nel suo formato degli otto Paesi più ricchi, probabilmente gli ultimi istanti della suastoria».

Postato alle 07:08 di giovedì, 09 luglio 2009


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'Yes, we camp'!,


la protesta dei terremotati


Obama ha raggiunto l'Aquila e la prima cosa che ha notato è stata una scritta: "Yes, we camp"! (Sì, noi siamo accampati). E la protesta dei terremotati dell'Aquila. La frase campeggia sulla collina aquilana di Colle di Roio. Un messaggio ai grandi della terra che stanno per riunirsi nella caserma della guardia di Finanza di Coppito. I manifestanti hanno voluto ribadire così che all'Aquila la situazione è "davvero drammatica". Lo slogan l'hanno visto tutti, non solo Obama. L'ha notata anche la Cancelliera Angela Merkel che ha fatto un giro ad Onna, il paese teatro di una strage nazista e che il governo tedesco aiuterà a ricostruire. Come dicono gli organizzatori della protesta "finora ci hanno detto che gli abruzzesi sono forti e gentili, non vorremmo che questo significasse che siamo fessi". I problemi ci sono e non basta un vertice per rendersene conto.Lo slogan è destinato a diventare il principale simbolo «non ufficiale» del G8 dell'Aquila: l'ormai celebre frase «Yes we amp»,oltre che sulla collina di Roio a salutare provocatoriamente i grandi della terra, viene ora replicata più volte in diversi striscioni appesi sulle pareti di alcuni edifici dell'Aquila. Uno slogan efficace, che parafrasa la celebre e vittoriosa frase di Obama per ricordare ironicamente al mondo che mentre si discetta di problemi internazionali c'è chi «campeggia» ormai da mesi, cacciato dal terremoto fuori dalla propria case. «E oggi pomeriggio - annuncia Mattia Lolli, del comitato 3.32 che ha promosso l'iniziativa - srotoleremo un grande striscione con la scritta »Yes we camp« anche su un palazzo vicino alla tendopoli di piazza d'Armi, dove passano tutte le delegazioni che si recano in visita del centro storico. In modo che tutti i grandi della terra la leggano». In questo momento il «3.32», insieme agli altri comitati di cittadini aquilani nati all'indomani del terremoto, è riunito in assemblea per mettere a punto le prossime iniziative.

Postato alle 07:02 di giovedì, 09 luglio 2009


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Postato alle 11:00 di martedì, 07 luglio 2009


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Dopo l'approvazione della legge, presa di posizione di padre Alex Zanotelli. Che definisce il provvedimento razzista e xenofobo. Che si vergogna come italiano, cristiano e missionario. E che chiede una reazione forte.



«Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l'Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all'estero!), ora infliggiamo agli immigrati, peggiorandolo, lo stesso trattamento, che noi italiani abbiamo subito un po' ovunque nel mondo.

Questa legge è stata votata sull'onda lunga di un razzismo e di una xenofobia crescenti di cui la Lega è la migliore espressione. Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni XXIII° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto.

Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (gli immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe. Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell'esclusione e dell'emarginazione.

<<Questo rischia di svuotare dall'interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali». Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l'esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la Costituzione italiana parla di diritto d'asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.

E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana.

Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l'invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva, negli Stati Uniti, una legge analoga che definiva il clandestino come criminale. Nell'omelia del Mercoledì delle Ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles disse che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.

Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d'Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d'ingiustizia e d'impoverimento.

Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: "Non molesterai il forestiero né l'opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d'Egitto" (Esodo 22,20)».

Postato alle 10:55 di martedì, 07 luglio 2009


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cina_proteste_uigur_donna_portata_viaCina, dopo la strage riparte la protesta


Potrebbe degenerare in scontri diretti tra la minoranza musulmana uigura e i cinesi han la nuova manifestazione di protesta iniziata nel capoluogo dello Xinjiang dopo la strage di domenica che ha visto almeno 156 vittime tra gli uiguri. Almeno 300 uiguri, in maggioranza donne sono scese in piazza e rischiano di scontrarsi con centinaia di han armati di bastoni, badili e coltelli, secondo quanto riferito da un reporter dell'agenzia France Presse.

Secondo il portavoce del ministero degli esteri cinese, Qin Gang, rappresentanze diplomatiche della Cina in Olanda e a Monaco, in Germania, sono state attaccate a colpi di pietre e cocktail molotov da attivisti filo-uighuri dopo che domenica scorsa 156 persone sono state uccise a Urumqi, nella regione del Xinjiang, quando la polizia ha disperso una manifestazione di protesta della minoranza musulmana degli uighuri.

Intanto in Cina le manifestazioni di protesta degli uighuri, la minoranza musulmana che vive nel nordovest della Cina, proseguono. Centinaia di persone protestano contro le retate effettuate dalla polizia cinese e hanno chiesto notizie dei loro congiunti. L'agenzia Nuova Cina ha scritto che 1.434 persone sono arrestate e che la polizia «ha cominciato a interrogarle».

La manifestazione si è svolta davanti a un gruppo di giornalisti stranieri che partecipava a un viaggio organizzato dal governo cinese. Non si sono verificati incidenti. Un'analoga dimostrazione è stata dispersa dalla polizia ieri sera a Kashgar, la capitale culturale degli uighuri nell'ovest del Xinjiang, dove centinaia di persone si erano radunate sulla piazza centrale della città. Oggi Nuova Cina ha annunciato che 15 persone sono state arrestate nel Guangdong, nella Cina del sud, in relazione alla vicenda che ha innescato le proteste sfociate in violenze domenica scorsa ad Urumqi.

Alla fine di giugno, almeno due immigrati uighuri erano stati uccisi da operai cinesi in violenze etniche alimentate dalla falsa voce secondo la quale giovani uighuri avevano violentato due ragazze cinesi. L'agenzia non ha precisato quando sono stati effettuati gli arresti. Pechino ha accusato la dissidente uighura in esilio Rebiya Kadeer di aver organizzato la manifestazione di domenica con l' obiettivo ultimo di staccare il Xinjiang dalla Cina. La dissidente ha smentito le accuse e, in un comunicato diffuso su Internet, ha affermato di «non aver mai chiesto a nessuno, in nessun momento, di dimostrare in piazza». Per evitare un pericoloso scontro con la minoranza islamica uigura, tornata a manifestare a Urumqi, la polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere centiniaia di esponenti della maggioranza cinese han scesi in piazza armati. Gli han si sono rifatti distruggendo le vetrine di decine di negozi degli uiguri. La tensione resta altissima nel capoluogo dello Xinjiang dove domenica sono stati uccisi dalla polizia almeno 156 uiguri e 1.080 sono rimasti feriti, secondo le cifre fornite dall'agenzia ufficiale Xinhua. Oltre 1.400 persone sono state arrestate.

Postato alle 10:50 di martedì, 07 luglio 2009


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Gragnano: Il Consigliere Scala in visita all' Spdc

 

''Un'interrogazione per intervenire sul degrado e la carenza di organico della struttura''.

 

 

"Nella mattinata di oggi sono stato in visita alla struttura di Gragnano. Una struttura che in questi anni è diventata un punto di riferimento e allo stesso tempo una struttura indispensabile per il territorio. Da qui la mia richiesta di interventi urgenti per la struttura a partire dalla dotazione di un pronto soccorso. Non mi interessano i problemi tecnici quel che mi interessa è che non siano bistrattati i malati mentali che ogni giorno si servono delle prestazioni offerte nei reparti dello Spdc di Gragnano.  Non è possibile che ad ogni cambio di dirigenza si pensi a chiudere questa struttura che da tanto agli utenti.  Da qui la mia interrogazione rivolta all'assessore Santangelo per sapere quali provvedimenti urgenti si intendono intraprendere per scongiurare il pericolo che il territorio  ASL NA 3 SUD  venga privato del reparto SPDC, servizio necessario e ineludibile; se non ritenga necessario e urgente un ampliamento dei posti letto fino a 16 come previsto dalla legge 180/78, vista la crescente e costante  richiesta di ricoveri anche in sovrannumero;    in che modo si intende intervenire sul degrado strutturale, la carenza di organico e di posti letto nei SPDC della Campania affinché sia garantita l'assistenza dovuta ai sofferenti psichici e la tutela dei pazienti sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio.

 

Il testo dell’interrogazione

 

La Sinistra

Movimento per la Sinistra – Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo

 

 

Atto Consiglio Regionale

 

Interrogazione a risposta scritta

 

/VIII LEGISLATURA

Presentata dal Consigliere

Antonio Scala

In data 7 luglio 2009

 

ANTONIO SCALA - Al Presidente della Regione Campania

          All’Assessore alla Sanità

 

 

Oggetto : Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura ( SPDC) Ospedale di gragnano (NA)

 

 

Il sottoscritto Consigliere

 

Premesso che:

 

-          l’ Ospedale di Gragnano dispone di tre reparti ben strutturati: Medicina, Geriatria e Igiene Mentale;

-          da qualche tempo, soprattutto ad ogni cambio di dirigenza della ASL di riferimento, si continua a parlare di eventuale chiusura del reparto Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura ( SPDC);

-          se è vero che il reparto ha fatto registrare alcune inefficienze, è pur vero che ciò deve essere imputato anche a dei protocolli che negli SPDC hanno finito per tagliare risorse e posti letto;

-          infatti nel piano sanitario nella parte definita “integrazione ospedale – territorio” è previsto che il paziente psichico deve vivere soprattutto in un ambiente protetto sul territorio; a questo scopo si sono tagliati molti posti letto all’interno degli SPDC e all’interno delle strutture ospedaliere e si sono aggiunti nella medicina generale;

-          in particolare il Piano Sanitario Regionale prevede che all’ASL NA 3 (bacino di utenza di circa 500 mila persone) per i reparti SPDC, su 20 posti letto 16 sono assegnati all’Ospedale di Pollena e 4 a Gragnano;

-          questo ha determinato un’anomalia nella distribuzione dei posti letto che se da un lato costringe i pazienti di Gragnano, considerata la richiesta e l’irrisorio numero di posti letto, a rivolgersi a strutture extra regionali, dall’altro SPDC di Pollena scoppia perché i 16 posti letto sempre pieni e gli ammalati psichiatrici, troppo spesso in sovrannumero, sono costretti su barelle allocate anche fuori reparto;

 

 

Considerato che:

 

-          il reparto SPDC dell’Ospedale di Gragnano è indispensabile al territorio visto anche il crescendo aumento del numero di richieste;

-          basterebbe una migliore ripartizione dei posti letto nel reparto di Igiene mentale e una conseguente ridistribuzione del personale sanitario preposto per evitare disagi agli ammalatati e alle loro famiglie;

-          da un recente rapporto dell’ARSAN si evidenzia che in Campania nel 2007 ci sono stati circa 21.217 ricoveri per patologie psichiatriche avendo a disposizione solo 175 posti letto in SPDC;

-          quanto avviene a Gragnano è un segno evidente del progressivo smantellamento delle strutture e dei servizi che riguardano la salute mentale, di cui tra l’altro c’è ovunque una crescente richiesta;

 

interroga le SS.LL. in indirizzo

per sapere

 

-          se sono a conoscenza dei fatti;

-          quali provvedimenti urgenti si intendono intraprendere per scongiurare il pericolo che il territorio ASL NA 3 SUD  venga privato del reparto SPDC, servizio necessario e ineludibile;

-          se non ritengano necessario e urgente un ampliamento dei posti letto fino a 16 come previsto dalla legge 180/78, vista la crescente e costante richiesta di ricoveri anche in sovrannumero;

-          in che modo si intende intervenire sul degrado strutturale, la carenza di organico e di posti letto nei SPDC della Campania affinché sia garantita l’assistenza dovuta ai sofferenti psichici e la tutela dei pazienti sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio.      

 

Il Consigliere

 

Antonio Scala

 
Postato alle 22:23 di lunedì, 06 luglio 2009


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Non si mette bene per Berlusconi l'avvio del G8 dell'Aquila. Le escort e le feste a casa del premier in Sardegna continuano a tenere banco sulla stampa straniera. Ma anche la scelta dell'Aquila come sede del vertice mondiale appare ai più illogica e diverse testate riportano critiche dirette e indirette dei rispettivi governi. Un quadro impietoso, a volte con toni irridenti, che fa capire il livello di credibilità raggiunto dal premier e dal nostro esecutivo alla vigilia di un appuntamento così importante. Tanto che in serata è arrivata una nota sdegnata di palazzo Chigi contro i giornali stranieri, soprattutto quelli del gruppo Murdoch: "Ancora menzogne e insinuazioni, è una camapgna morbosa".



Il Sunday Times, appunto di proprietà di Murdoch, annucia la pubblicazione di altre foto da parte di testate europee. Tra gli scatti che «minacciano di mettere in imbarazzo il premier italiano alla vigilia del vertice G8», un bacio saffico e il "finto" matrimonio. Fotografie scattate sempre da Antonello Zappaddu a Villa Certosa, tra il 2007 e il 2008. Il servizio è accompagnato da una vignetta in cui Berlusconi è ritratto completamente nudo, con il simbolo del G8 a coprirgli l'inguine, ritto in piedi sulla testa di donne nude: la didascalia dice "il summit di Berlusconi", e una specie di fumetto accanto al sorriso del premier afferma "la dignità dell'Italia deve essere mantenuta!".



Sul programma delle first lady interviene anche il Mail on Sunday, titolando che sarà "un'ex modella in topless" a scortare le mogli dei leader del G8, ossia Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità: l'idea "farà sorridere solo il marito di Angela Merkel, unico uomo del gruppo", ironizza il quotidiano.



Non solo. El Pais  intanto ha realizzato una video-intervista a Patrizia D'Addario. La escort non rinnega nulla. E ribadisce: "Palazzo Graziosi è un harem". A casa di Berlusconi "non ero l'unica escort".



Ma non sono solo le vicende private il tallone d'Achille del premier in questa vigilia. La scelta dell'Aquila come sede del G8, subita dalle cancellerie sull'onda dell'emozione per il disastroso terremoto dell'Abruzzo, appare adesso per quel che è: una decisione logisticamente bizzarra, anche alla luce delle ultime scosse che hanno spaventato la popolazione e le delegazioni estere in arrivo.



L'Observer, in pratica l'edizione domenicale del Guardian, scrive che la scelta di ospitare il vertice all'Aquila si è già rivelata "un incubo logistico" e prevede che questo sarà "il summit del G8 più caotico" che ci sia mai stato. Le "prestazioni" del premier italiano, "sia sul palcoscenico della politica mondiale che nella vita privata", aggiunge il giornale, sono diventate "oggetto di derisione". In proposito, il Sunday Times nota che il premier ha deciso di non passare le vacanze di questa estate in Sardegna, giudicata troppo vulnerabile ai teleobiettivi dei paparazzi, ma di trascorrerle invece nella sua villa di Paraggi vicino a Portofino.



l'Independent, interviene invece sul tema del mancato mantenimento degli impegni presi dall'Italia riguardo agli aiuti ai Paesi poveri: una cosa, scrive il giornale, "immorale".



Visto il bombardamento, in serata è arrivata una nota indignata di palazzo Chigi, che per la prima volta mette nel mirino, nero su bianco, Rupert Murdoch, considerato uno degli ispiratori della campagna antiberlusconiana all'estero. «Alcuni giornali stranieri - è scritto nella nota - tra cui il Sunday Times, del gruppo Murdoch, starebbero per pubblicare a ridosso del G8 alcune foto asseritamene scattate a Villa Certosa. Certa stampa straniera insiste nel pubblicare menzogne e insinuazioni sul Presidente Berlusconi senza citare nomi, nè fonti».  «La scorsa settimana aveva copiato alcune frasi dell'Espresso riportandole come proprie e attribuendole a fonti anonime. Anche stavolta - prosegue la nota - questa stampa si fa portavoce di personaggi definiti 'ben informatì, ma riprende in sostanza articoli già pubblicati in Italia. Siamo di fronte, con tutta evidenza, ad un gioco di rimbalzo, ad un attacco concertato, ad una morbosa campagna di stampa che però non ha elementi fondati sui quali basare le proprie accuse».

La nota di palazzo Chigi è stata criticata da Massimo D'Alema in serata: «Io come cittadino italiano trovo umiliante la situazione in cui ci troviamo». «Credo che come ha scritto Le Monde - ha concluso - questa immagine del presidente del Consiglio rischia di danneggiare il

paese»

Postato alle 09:40 di lunedì, 06 luglio 2009


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Postato alle 09:36 di lunedì, 06 luglio 2009


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E' stato un massacro i cui contorni non sono ancora chiari: nelle violenze di ieri a Urumqi, nella regione cinese del Xinjiang, 140 persone hanno perso la vita e piu' di 800 sono rimaste ferite. Centinaia gli arresti effettuati. Lo hanno dichiarato alla stampa locale dirigenti del partito comunista cinese, indicando che si e' trattato di una rivolta di grandi proporzioni. Le fonti hanno aggiunto che il bilancio delle vittime potrebbe ancora crescere.



Nelle foto e nei filmati comparsi su internet a partire dalla notte scorsa, quando si e' diffusa la notizia degli incidenti, si vedono civili sanguinanti e feriti ma nulla che lasci intuire le reali dimensioni della violenza. Gli stessi gruppi di esuli uighuri, che hanno contatti con la popolazione del Xinjiang, hanno denunciato la repressione, affermando che la polizia cinese aveva aperto il fuoco su una manifestazione ''pacifica'', ma si sono finora limitati a parlare di un ''numero imprecisato'' di vittime. Nei suoi primi dispacci, Nuova Cina non precisa l'etnia delle vittime tra le quali, aveva affermato in precedenza, ci sarebbe almeno un agente della Polizia armata del popolo (Pap), il corpo paramilitare addetto al controllo dell'ordine pubblico.



Gli incidenti sono stati innescati da una manifestazione di protesta per l'assassinio di due uighuri avvenuto il 26 giugno nel sud della Cina in scontri tra operai cinesi e uighuri nei quali due giovani della minoranza musulmana sono rimasti uccisi. Urumqi, una citta' di 2,3 milioni di abitanti, tremila chilometri a nordovest di Pechino, e' la capitale della Regione Autonoma del Xinjiang. Gli uighuri, turcofoni e di religione musulmana, sono gli abitanti originari della regione, che chiamano Est Turkestan. Oggi gli uighuri rappresentano circa la meta' dei 20 milioni di abitanti del Xinjiang, in gran parte immigrati da altre zone della Cina.



La polizia cinese ha arrestato dieci ''persone-chiave'' che avrebbero ''incitato'' alla ribellione la popolazione di Urumqi. Secondo l' agenzia Nuova Cina altre 90 ''persone chiave'' sono ricercate. Pechino non ha ancora chiarito quale sia l' etnia delle vittime ma le notizie diffuse dalle autorita' locali e dalla stampa, tutta controllata dal governo, indica che sono almeno in larga parte civili cinesi attaccati dai dimostranti uighuri.



Secondo Nuova Cina 261 veicoli sono stati dati alle fiamme e 203 negozi e 14 case private sono stati attaccati nel corso del

disordini. Il capo della polizia regionale, Liu Yaohua, ha affermato che le forze di sicurezza hanno ''rafforzato la vigilanza nel centro di Urumqi e in alcuni luoghi chiave come le centrali energetiche e le stazioni della televisione''. Urumqi ha 2.3 milioni di abitanti, in gran parte immigrati da altre regioni della Cina.

Postato alle 09:35 di lunedì, 06 luglio 2009


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