Monte Faito, il Sindaco Gennaro Cinque “Regione, Provincia e Comune collaborino per il rilancio” Vico Equense - Il Comune di Vico Equense chiede a Regione e Provincia, che ne sono proprietarie, di gestire Monte Faito per realizzare un piano di rilancio della montagna. Il sindaco Gennaro Cinque propone un incontro ai presidenti Antonio Bassolino e Riccardo Di Palma. L’obiettivo è quello di poter raggiungere una forma di collaborazione istituzionale per recuperare uno degli ultimi polmoni verdi della Campania con l’intervento del Comune. L’amministrazione cittadina, infatti, risulta proprietaria dell’intera rete viaria, dell’impianto di pubblica illuminazione nonché di tutti gli impianti a rete ed il Comune ha da sempre esercitato attività di vigilanza, custodia, tutela e preservazione del patrimonio ambientale del Monte Faito. L’Amministrazione Comunale di Vico Equense sta da tempo attuando un articolato programma per la promozione e la valorizzazione dell’immagine del “Monte Faito”, non da ultimo con il progetto OCEANOVERDEFAITO, già sottoposto nel mese di settembre 2008 all’attenzione dei vari Ministeri, Regione Campania e Provincia di Napoli, ricevendo per tale attività numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. La possibilità di gestire la montagna, secondo un piano articolato e concordato con Provincia e Regione, porrebbe fine all’attuale situazione di stallo. E’ bene ricordare che “il gigante verde” conta 420 ettari di bosco che rientrano per circa l’80% nel territorio del Comune di Vico Equense e che rappresenta una delle potenziali zone turistiche della provincia di Napoli e dell'intera Campania: ricco di boschi di conifere, castagni e faggi, da cui deriva verosimilmente il suo nome. Tante le offerte per un turismo che ama natura e verde e che fino ad oggi sono restate in gran parte inespresse. In particolare, numerose le opportunità per gli amanti degli sport all'aria aperta, che, in particolar modo durante la bella stagione, possono praticare equitazione e nuoto; inoltre, per chi preferisce il contatto con la natura, è possibile effettuare salutari passeggiate lungo i suggestivi sentieri "guidati", che si inoltrano nei boschi. Soprattutto durante il periodo estivo ed autunnale, poi, nella zona sono ospitate numerose manifestazioni culturali e folkloristiche, tutte organizzate dal Comune di Vico Equense, che rappresentano un forte richiamo per gli amanti della montagna: di grande interesse la sagra della castagna, che si tiene ogni anno nel mese di novembre, nel corso della quale vengono offerte all'assaggio e alla degustazione, oltre alle deliziose "caldarroste", numerose specialità a base di castagne; il tutto allietato da danze e canti tipici partenopei. Si segnala, infine, il belvedere, posto a 1050 m, dal quale si può ammirare uno dei panorama più celebri d'Italia, che spazia dalla Penisola Sorrentina, al golfo di Napoli, all'isola d'Ischia, al Vesuvio fino a tutta la valle del Sarno. “La collaborazione e la sinergia tra Regione, Provincia e Comune, garantirebbe concretamente il perseguimento degli obiettivi di rilancio. Ha detto il Sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque. “il Comune di Vico Equense - ha continuato il primo cittadino - da anni è impegnato nella preservazione e valorizzazione del Monte Faito, uno dei beni ambientali più significativi dell'intera provincia, contribuendo in modo determinante – anche attraverso l’opera instancabile dell’Associazione dei Volontari del Faito, dei residenti e degli imprenditori locali, alla tutela e alla sottrazione di questo pezzo di verde al degrado, alla speculazione, ad un uso improprio e danni di ogni tipo, certificata da innumerevoli interventi della stampa locale e nazionale. Chiediamo collaborazione tra istituzioni – al di là ed al di sopra del colore politico – perché questa situazione di stallo ha contribuito fortemente a determinare lo stato di abbandono che ha, finora, avuto negative ripercussioni sul patrimonio ambientale e sui flussi turistici della zona”. Nei giorni scorsi sull’argomento è intervenuto il consigliere regionale della Sinistra Democratica Tonino Scala anche alla luce della proposta fatta dall’Ente Parco dei Monti Lattari di gestire Monte Faito. “Non si può fare mercimonio sul futuro dell’unico polmone verde che abbraccia Castellammare di Stabia e Vico Equense. I soli titolari della gestione della montagna – ha continuato il consigliere regionale – devono essere i comuni. Nessuna equipe di professionisti sarebbe in grado di provvedere alla gestione della montagna. Ritengo che prima di lanciarsi in avventate richieste occorrerebbe delineare un ragionamento complessivo che sia capace di tracciare delle linee di prospettiva, che si interroghi sul futuro della montagna, che parli del futuro delle montagna . Per essere più chiari: un intervento , come quello proposto dall’Ente Parco dei Monti Lattari, così strutturato escludendo il coinvolgimento dei comuni, rappresenterebbe l’ennesima mortificazione del territorio. Sinistra Democratica- conclude il consigliere regionale Tonino Scala- in tutte le sue sedi sia provinciali che regionali si batterà affinchè, prima di qualsiasi scelta avventata si cerchino gli spazi politici e partecipativi per determinare le scelte riguardo al futuro di Monte Faito. A scegliere del futuro della montagna devono essere prima i cittadini del posto”. (Francesco Di Maio)

Postato alle 18:36 di sabato, 31 gennaio 2009


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Sporchi immigrati tornate a casa vostra 


tratto da Repubblica on line


Le frasi rivolte ai lavoratori stranieri sono più o meno queste: “Sporchi immigrati. Tornate a casa vostra. Togliete lavoro a gente di qui che ne ha bisogno”. Quante volte si sentono ripetere espressioni simili, in Italia, da chi non sopporta la vista degli immigrati di un colore o di un altro. Be’, in questi giorni le stesse frasi sono state pronunciate qui in Inghilterra all’indirizzo di lavoratori italiani. Alla raffineria Lindsey Oil di Grimsby, gestita dall’azienda petrolifera francese Total, è stato assunto un gruppo di manovali italiani e portoghesi, scrive il quotidiano Daily Express di Londra, apparentemente perchè costano meno. Una legge europea lo permette. Sono ospitati da una speciale nave-albergo, con un contratto di lavoro a tempo. Ma agli operai inglesi la cosa, in piena recessione, non è andata giù: ieri hanno dichiarato sciopero e protestato piuttosto vigorosamente per la presenza degli italiani. Alcuni dei quali, o almeno presunti tali, sono ripresi in una fotografia del Daily Express mentre agitano il dito medio e fanno il gesto dell’ombrello davanti al naso degli operai inglesi. “Gli italiani lavorano male e non rispettano le norme di sicurezza”, dice un operaio inglese al quotidiano di Londra. “La nostra non è una protesta razzista, ma quei posti di lavoro spettavano a noi. E’ un’ingiustizia”.Chiunque abbia ragione, è la prova di come i ruoli possono cambiare in fretta: in Inghilterra possiamo essere visti come i vu’cumprà che tanti di noi non sopportano in patria. Che è stato poi, quello dei poveri immigrati guardati male dai nativi, il nostro ruolo per secoli. Sarebbe bene non dimenticarcelo. 




RIFLETTERE RIFLETTERE RIFLETTERE

Postato alle 08:37 di sabato, 31 gennaio 2009


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Il Consigliere regionale Tonino Scala, capogruppo di Sinistra Democratica, esprime solidarietà ai lavoratori dello stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia, impegnati stamani, 30 gennaio,  nell’ennesima manifestazione di protesta a tutela dei loro diritti. Ciò che avviene nella Fincantieri campana, non è solo legato alla crisi economica che sta attraversando il settore, ma anche a un quadro nazionale che penalizza fortemente il nostro territorio. “Accordi disattesi, incontri che saltano, un futuro da cassa integrati o, peggio, da disoccupati. E’ questo lo scenario che in cui stanno vivendo i lavoratori della Fincantieri, ai quali va tutta la mia solidarietà unita a quella dell’intero partito che rappresento. – Ha dichiarato Tonino Scala – “Sono molto preoccupato per questo ho preparato un Question Time per la seduta del 3 febbraio, che vedrà la risposta immediata degli assessori al Lavoro e alle Attività Produttive, ai quali chiedo l’ intervento sia del governo regionale sia di quello nazionale” conclude il capogruppo -  “Insomma hanno sempre fronteggiato e combattuto momenti di crisi e scarichi di lavoro. Fanno bene oggi a difendere con energia il diritto ad un reddito dignitoso e al loro futuro. Loro hanno mostrato e mostrano di sapere fare bene la loro parte. Alla dirigenza adesso il compito di dimostrare che sa fare la sua”. Ai vertici aziendali che si rifiutano anche di interloquire  con i sindacati e i lavoratori, vorrei ricordare che i lavoratori hanno mostrato sempre grande senso di responsabilità, accettando trasferte volontarie, orari di lavoro maggiorato, hanno diviso gli appalti con altri cantieri mostrando solidarietà e affezione al lavoro”. –

Postato alle 19:08 di venerdì, 30 gennaio 2009


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Questa sera alle ore 19,15 su Antenna3


intervista a Tonino Scala


e alle ore 22,00

su Metropolis


Tonino sarà ospite della trasmissione


Sestante


sulla  crisi Fiat

Postato alle 11:43 di venerdì, 30 gennaio 2009


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La Food and Drug Administration ha emesso un "warning" per danni epatici potenzialmente mortali a carico dello Strattera, lo psicofarmaco che viene somministrato anche in Italia per gestire i bambini iperattivi, agitati e distratti. Viceversa, l'Agenzia italiana del farmaco non ha ancora preso alcuna iniziativa."Non siamo affatto stupiti- commento Luca Poma, portavoce di 'Giu' le mani dai bambini', la piu' importante campagna di farmacovigilianza pediatrica in Italia-. Abbiamo evidenziato all'Aifa e all'Iss la pericolosita' dello Strattera molto tempo fa, ma hanno deciso di autorizzarlo comunque allacommercializzazione. Si assumeranno tutte le responsabilita' in caso di decesso di bambini italiani"."Oltre ai problemi al fegato- aggiunge Fava Vizziello, Neuropsichiatra infantile e docente all'universita' di Padova, vedo bambini completamente appiattiti dallo psicofarmaco totalmente disinteressati all'ambiente e con lo sguardo vuoto: mai come oggi e' necessaria questa campagna informativa che spiega i rischi dell'uso di queste molecole sui bambini".La Food and Drug Administration, si legge nella nota diffusa da 'Giu' le mani dai bambini', "dopo l'ennesimo report per gravi danni epatici – anche mortali - riportati da picoli pazienti trattati con lo psicofarmaco atomoxetina (nome commerciale Strattera), ha emesso una comunicazione urgente indirizzata a tutti i medici autorizzati all'esercizio della professione negli Stati Uniti, sollecitandoli ad informare immediatamente le famiglie dei loro pazienti circa i rischi associati all'uso del medicinale, con preghiera - avvisa l'FDA - 'di contattare il proprio medico al primo sintomo di fatica, perdita di appetito, nausea, vomito, prurito, urine scure, ittero della pelle, gonfiori dell'area epatica o inspiegabili sintomi influenzali'".Lo Strattera fu approvato il 26 novembre 2002 come psicofarmaco per trattare i bambini iperattivi, distratti ed agitati. Dal 2002 al 2007, secondo 'Giu' le mani dai bambini', circa 3,3 milioni di pazienti hanno ricevuto prescrizioni di atomoxetina nei soli Stati Uniti, e di essi circa 2,1 milioni(64%) erano minorenni". La Fda nella sua comunicazione scrive che "mentre nella fase di pre-commercializzazione non erano stati evidenziati segnali circa possibili danni gravi al fegato, i report successivi alla commercializzazione hanno identificato nell'atomoxetina un elemento causante malattie epatiche, anche gravi ed a volte mortali".A seguito di tali report, nel 2004 e' stata resa obbligatoria l'aggiunta di un avviso in grassetto sui foglietti illustrativi di questo psicofarmaco, indicante i potenziali rischi di gravi danni al fegato. Nonostante queste misure precauzionali, la Fda dichiara di aver ricevuto "sei ulteriori report di gravi danni epatici in pazienti trattati con atomoxetina".A seguito di cio', "i foglietti sono stati ulteriormente rivisti in senso ancor piu' restrittivo nel 2007, ma le segnalazioni non cessano di pervenire". "Gli operatori della salute e i pazienti- sostiene la Fda, secondo quanto riportato da 'Giu' le mani dai bambini'- devono quindi essere messi in guardiadai gravi rischi epatici associati all'uso di atomoxetina e riferire immediatamente eventuali casi al programma federale di controllo MedWatch". Il fegato "e' il principale organo che metabolizza i farmaci, ed a volte questi possono causare danni alle cellule epatiche: da aumenti di attivita' enzimatica nel sangue, ad un vero e proprio collasso dell'organo con conseguente necessita' di trapianto. Questo tipo di danni possono portare anche al decesso- dichiara l'Fda- e questa e' una delle ragioni principali per cui un farmaco viene rimosso dal mercato"."Non siamo purtroppo stupiti per cio' che sta accadendo il Usa- spiega Luca Poma, giornalista e portavoce di Giu' le Mani dai Bambini- perche' il nostro primo avviso in Italia sulla pericolosita' dello psicofarmaco Strattera e' del dicembre 2005, e l'abbiamo ripetuto nel febbraio 2007, ma l'Istituto Superiore di Sanita' li ha pressoche' ignorati e l'Agenzia Italiana del Farmaco ha deciso di autorizzare comunque al commercio questa molecola, che e' pericolosa per i nostri bambini". Questi enti "si assumeranno la piena responsabilita' per tali decisioni, nella denegata ipotesi in cui qualche piccolo paziente avra' problemi gravi con questo psicofarmaco: non potranno dire che non sapevano".

Fonte: DIRE Minori – Notiziario Minori

Postato alle 11:14 di venerdì, 30 gennaio 2009


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Il golpe di Silvio

Programma per il 2009: attacco alla Costituzione per rendere la politica non indagabile


di Gianni Barbacetto



Silvio Berlusconi ha annunciato che sta per scoppiare lo scandalo più grave della Repubblica: migliaia di persone intercettate, ignari cittadini sotto controllo. Il riferimento è al cosiddetto archivio Genchi, cioè ai file raccolti da Gioacchino Genchi, poliziotto in aspettativa e consulente informatico di molte procure italiane (anche di Luigi De Magistris, per le indagini che poi gli sono state sottratte). Da tempo si stanno addensando nuvole nere attorno all'ex poliziotto, già definito, nell'autunno 2007, «Licio Genchi» dall'allora ministro Clemente Mastella, i cui tabulati erano finiti nei computer del superconsulente. In verità Genchi non organizzava logge segrete, semmai contribuiva a smantellarle, visto che De Magistris stava indagando proprio su un gruppo informale, un comitato d'affari che, nell'ipotesi investigativa del magistrato, appariva come una vera e propria associazione segreta. Poi l'indagine fu sottratta a De Magistris e la consulenza a Genchi.Oggi gli investigatori sono diventati indagati e Berlusconi annuncia che sta per scoppiare il superscandalo. Strano: erano i suoi amici della P2 (quella originale, quella di Licio Gelli) ad avere ereditato i segreti (e il relativo potere di ricatto) di quello che era finora considerato il più grave scandalo della Repubblica a base di controlli e dossier: lo scandalo del Sifar, con migliaia di schedature illegali fatte dagli uomini del servizio segreto militare. Strano: credevamo che, dopo quello del Sifar, fosse degno di nota lo scandalo degli spioni della Telecom di Marco Tronchetti Provera, amico di Berlusconi, che avevano anch'essi messo insieme migliaia di dossier illegali. Oppure quello della centrale Sismi di via Nazionale, a Roma, dove Pio Pompa e Niccolò Pollari, amici di Berlusconi, dopo il 2001 si erano messi al lavoro per «disarticolare», «neutralizzare» e «dissuadere», anche con «provvedimenti» e «misure traumatiche», i nemici del leader di Forza Italia in quel momento appena tornato al governo. E invece no. Il vero scandalo, scopriamo oggi, è il cosiddetto "archivio Genchi". Ma che cos'è l'"archivio Genchi"?Punto primo: qualunque cosa sia, non c'entra con le intercettazioni. Genchi di intercettazioni non ne ha fatta neppure una. Il lavoro in cui Genchi eccelle è quello dell'analisi e dell'incrocio dei tabulati telefonici, che permettono di sapere chi parla con chi, quanto spesso, da quali luoghi (ma non che cosa dice). Punto secondo: Genchi queste informazioni non le ha raccolte ed elaborate in proprio, ma su richiesta e per conto delle procure della Repubblica che gli hanno regolarmente commissionato le consulenze. Punto terzo: può essere che Genchi si sia "allargato", che i suoi rapporti alle procure andassero al di là dell'incarico tecnico, ipotizzando scenari, fornendo interpretazioni. Ma questo non è un reato; sta al magistrato, e solo a lui, decidere come utilizzare le consulenze tecniche.Punto quarto: Genchi è andato oltre il mandato affidatogli dai magistrati, indagando sui colloqui telefonici di persone estranee alle indagini e sviluppando incroci di traffico telefonico al di fuori del controllo dei magistrato? Oppure, punto quinto, ha accumulato nei suoi computer dati provenienti da consulenze che si sono succedute nel tempo, realizzando un archivio personale? Questo non risulta. Tutto il lavoro di Genchi era sempre a disposizione dei magistrati che gli avevano affidato le consulenze. Ed è certo - punto sesto - che nessun elemento raccolto è stato utilizzato se non per le indagini. Genchi non ha utilizzato i dati in suo possesso per realizzare una centrale privata di spionaggio o di ricatto, ma sempre e soltanto per arricchire le indagini dei magistrati che gli affidavano le consulenze e per contrastare le centrali di potere e ricatto.Il punto settimo è anche la conclusione della storia. Lo "scandalo Genchi" è cavalcato ad arte da Berlusconi e dai suoi per ottenere un risultato politico: ridurre l'impiego delle intercettazioni e delle indagini sui traffici telefonici, con la scusa che saremmo tutti intercettati, tutti sotto controllo, tutti a rischio di violazione della privacy; e togliere al pubblico ministero la guida delle indagini e il controllo della polizia giudiziaria, in nome degli "abusi" fin qui commessi. Così Berlusconi farebbe un passo da gigante verso la sua meta: annullare i controlli di legalità sui politici, rendendo il pubblico ministero un "avvocato dell'accusa", senza strumenti efficaci d'indagine, senza autonomi poteri d'inchiesta, che sarebbero concentrati nelle mani della polizia (che è organo del governo).Ai magistrati non resterebbe che stare in ufficio ad aspettare che qualche poliziotto di buona volontà porti loro le notizie di reato da sviluppare. Sarebbe realizzata la discrezionalità dell'azione penale, perché sarebbe in ultima analisi il governo, cioè la politica, a decidere quali reati perseguire e quali no. Piuttosto difficile pensare che sarebbero perseguiti i reati dei politici... Difficile anche capire come i cittadini potrebbero avere più garanzie: indagini e intercettazioni sarebbero nelle mani delle polizie e dei servizi di sicurezza, senza l'immediato controllo di legalità oggi esercitato dall'autonomo potere giudiziario. Attorno allo "scandalo Genchi" si gioca dunque una battaglia decisiva per la difesa della divisione dei poteri e dello Stato di diritto.

Postato alle 10:57 di venerdì, 30 gennaio 2009


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di Bianca di Giovanni

Il governo chiede alle Regioni 2,6 miliardi di fondi europei, a cui lo Stato aggiungerà altri 5 miliardi. Il tutto per finanziare il pacchetto di ammortizzatori necessari a fronteggiare l’emergenza. È il contenuto del documento inviato ieri mattina ai governatori. Poche ore, e da Davos dove il ministro dell’Economia è in visita arriva l’altro annuncio, lasciato filtrare ai giornalisti. Servono riforme delle pensioni e del welfare. Quanto basta per far esplodere l’ennesima polemica, mentre il paese va a rotoli. Tra le amministrazioni locali serpeggia il nervosismo. Pronte a collaborare, certo, ma non a scatola chiusa. Chiedono chiarezza, ma i dati e le vere intenzioni dell’esecutivo non si conoscono ancora. I timori? Che alla fine a pagare saranno soprattutto loro, con un abile gioco di voci di bilancio. Per questo la Conferenza delle Regioni ha chiesto un tavolo tecnico-politico per lunedì. «Vogliamo che ci siano Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi, e che rispondano alle nostre domande», spiega Vasco Erranni. Domande decisive. «Primo: da dove verranno reperiti i 5 miliardi dello Stato - elenca Errani - Su questo non accettiamo partite di giro, né ulteriori sottrazioni di risorse. Secondo: cosa si chiede di fare alle Regioni? Sanno o no i signori del governo che la Commissione europea ci ha impedito di utilizzare il Fondo sociale per le casse integrazione? Con quelle risorse possiamo attivare solo politiche attive (per esempio formazione), altrimenti le perdiamo. Terzo: come procedere con le risorse disponibili? Non possiamo utilizzare i fondi già programmati, perché i tempi sono stretti e per riprogrammare passano mesi». Insomma, i nodi sono molti e il governo non sa, non risponde, non spiega (a parte i proclami in Tv). Un tecnico definisce l’incontro dei governatori con il ministro Raffaele Fitto «imbarazzante». «Non sapeva cosa dire, non ha fornito alcun chiarimento richiesto», spiega.

ATTACCO DEL PIEMONTE

«Le cifre sulla crisi dicono che ovunque ormai è allarme rosso, ma il governo brancola nel buio - dichiara Mercedes Bresso, presidente del Piemonte - Da noi per la cassa in deroga nel 2009 serviranno circa 120 milioni, ai quali ne vanno aggiunti almeno altri 50 per il sostegno dei precari. Il governo chiede alle Regioni di collaborare ma di suo non mette un euro». Anche Niki Vendola (Puglia) non fa sconti. «Da ottobre le Regioni dichiarano la propria disponibilità a condividere il peso della crisi economica - dichiara - ma assistiamo a giri di valzer del Governo che è in uno stato confusionale». A questo punto «non vogliamo che il governo scarichi su di noi il ritardo», aggiunge Errani.

TIMORI SUI SOLDI

Da dove arriveranno quei 5 miliardi nazionali? Molte tracce portano al Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate), che ancora ha una ricca dotazione. Ma - piccolo problema - solo sulla carta. perchè per cassa quel fondo è stato già utilizzato per spese di tutti i tipi. la cassa è vuolta fino al 2010, quando la crisi sarà passata. Ma come si pagano casse integrazioni e indennità di disoccupazione con fondi che non ci sono realmente, ma solo «astrattamente» sul bilancio (in gergo, sono di competenza)? Semplice: si sottraggono risorse alla cassa di altri fondi, che verranno rifinanziati più tardi. Ma in questo gioco di cassa e competenza, le Regioni rischiano di dover pagare tutto.

ANNUNCI

In questo vuoto di cifre e di certezze, tremonti annuncia a Davos che il piano italiano di sostegno all'economia conta complessivamente 40 miliardi di euro, che sono «oggettivamente veri, già in bilancio» ed è equivalente a quello tedesco da 80 miliardi, il cui «importo reale è molto inferiore a quello nominale». Il ministro non entra in dettaglio, parla solo di «vari interventi previsti». Per ora a dirla proprio tutta si sono visti solo tagli. E risorse per i poveri - come il bonus e social card - che saranno stornate, visto che è troppo difficile ottenere quei benefici.
Postato alle 10:46 di venerdì, 30 gennaio 2009


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alla camera


I Democratici divisi: «Cosentino resti dov'è, non perseguitiamolo»


Respinta la mozione presentata dai capigruppo Pd, Udc e Idv, Antonello Soro, Michele Vietti e Massimo Donadi.





Il sottosegretario Nicola Cosentino 


NAPOLI — Non deve dimettersi il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino. No, dunque, alla mozione presentata dai capigruppo Pd, Udc e Idv, Antonello Soro, Michele Vietti e Massimo Donadi. L'esito del voto non susciterebbe interesse, dato il rapporto di forze tra maggioranza e opposizioni, se non fosse che per la bocciatura si sono espressi anche molti deputati del Pd, a cominciare dai membri della commissione Giustizia, mentre altri hanno preferito abbandonare polemicamente l'aula. PD DIVISO - Tra questi il ministro ombra della Giustizia Tenaglia, vicinissimo al segretario del Pd Walter Veltroni. I numeri raccontano platealmente quanto avvenuto ieri sera nell'aula di Montecitorio: 236 voti contrari, 128 favorevoli e 33 astensioni, ma non descrivono il dissenso profondo tra i democratici contro una mozione incentrata esclusivamente sull'inopportunità politica - per l'esponente di governo a mantenere l'incarico, dopo essere stato chiamato in causa, per supposte collusioni con la criminalità organizzata, da 5 pentiti di camorra. COMPATTI I PARLAMENTARI CAMPANI - «Naturalmente i parlamentari campani hanno votato a favore», spiegava ieri il segretario regionale Tino Iannuzzi, il quale ha anche raccontato come è nata la decisione di presentare la mozione. «Più volte Veltroni è intervenuto per difendere un'etica e uno stile istituzionali che devono restare lontani da qualsiasi ombra o sospetto». Ma proprio perché si è di fronte solo ad ombre, sospetti, dichiarazioni di pentiti, senza accuse precise contro Cosentino molti esponenti democratici hanno deciso di non votare o di votare in dissenso con le indicazioni del capogruppo. I CASI LUSETTI E MARGIOTTA - Per esempio la pugliese Cinzia Capano, avvocato e membro della commissione Giustizia, ha spiegato che «questa pessima figura si sarebbe potuta evitare se avessero fatto passare il provvedimento dalla commissione Giustizia; e avremmo anche evitato di assistere ad una lezione di diritto impartitaci dal centrodestra. Alla luce di questa mozione non si capisce allora la nostra posizione su Renzo Lusetti, Salvatore Margiotta (i parlamentari coinvolti in alcune inchieste, per cui non sono state chieste le dimissioni da parlamentari, ndr) e, per restare alla Campania, tanto meno non si capisce perché il Pd non abbia chiesto ad Antonio Bassolino di dimettersi dalla presidenza della Regione». La mozione era arrivata in aula la scorsa settimana, ieri è toccato al sottosegretario Giacomo Caliendo motivare il no del governo, appellandosi al principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza in assenza di accuse precise. Infatti - ha spiegato - la procura antimafia di Napoli lo scorso 19 gennaio ha risposto al governo di non poter fornire notizie sulla posizione di Cosentino, dato che le indagini sono coperte da segreto istruttorio. Dunque, non c'è alcuna accusa formalizzata contro il sottosegretario all'Economia. Vero, è stata la precisazione di Laura Garavini, che ha fatto la dichiarazione di voto favorevole alla mozione: «La nostra è una valutazione etica e politica, in difesa delle istituzioni». Non basta, ha detto il pdl Maurizio Paniz: «Cento sospetti non fanno una prova». Affermazione condivisa da molti Pd.



Corriere del Mezzogiorno - Rosanna Lampugnani 

Postato alle 08:46 di venerdì, 30 gennaio 2009


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ROMA (28 gennaio) - La riforma della legge elettorale per le Europee, con l'introduzione della sola soglia di sbarramento al 4%, verrà esaminata dalla Camera martedì 3 febbraio, mentre il voto è previsto per la giornata di mercoledì. Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo della Camera, dalla quale è emerso un largo accordo bipartisan per il solo inserimento della soglia di sbarramento al 4 per cento, mantenendo le preferenze e le attuali cinque circoscrizioni. «Abbiamo ritenuto di allineare il nostro Paese al sistema di voto degli altri Paesi europei dove esiste uno sbarramento per chi non supera questa cifra - dice il presidente dei deputati del Pd, Antonello Soro - Il testo non corrisponde né a quello della maggioranza né a quello proposto dagli altri partiti. L'intesa è stata raggiunta su un aspetto specifico». Soddisfatto il capogruppo della Lega, Roberto Cota: «La proposta Calderoli - commenta - già prevedeva una soglia al 4%. Certo era più complessa e questa riforma riguarda solo una parte, ma la riteniamo valida». L'Udc non ostacolerà la riforma: «Nel corso della discussione in aula saremo neutrali - dice il vicepresidente dei deputati Michele Vietti - e non metteremo i bastoni tra le ruote, ma se l'impegno di governo, gruppi e presidente della Camera a non modificare il testo dovesse venire meno, l'esame sarebbe sospeso».La soglia non riguarda le minoranze linguistiche. «Le minoranze linguistiche non devono temere nulla: lo sbarramento al 4% non influirà sulla norma a loro tutela prevista dall'attuale legge elettorale per le elezioni europee»: lo ha chiarito la capogruppo del Pd nella commissione Affari costituzionali della Camera, Sesa Amici, a proposito del 'nò espresso dalle rappresentanze parlamentari delle minoranze linguistiche alla riforma della legge elettorale per le europee.In rivolta i piccoli partiti. I parlamentari del Movimento per l'autonomia lanciano «un appello a tutte le forze politiche, ai partiti e ai movimenti affinché si costruisca un fronte comune contro la riforma della legge elettorale per le elezioni europee. Ci rivolgiamo - affermano i parlamentari autonomisti - a quanti ritengono che questa riforma non s'ha da fare, per il bene della democrazia del nostro Paese. Intendiamo così impedire a ogni costo che a milioni di cittadini sia precluso il diritto alla rappresentanza». Secondo il leader del Prc, Paolo Ferrero, «Berlusconi ha scelto di salvare alle Europee Veltroni e Di Pietro, in cambio di un po' di benevolenza del Pd sulle norme che gli stanno più a cuore, prima tra tutte quella sulle intercettazioni. Si tratta di una legge ad personam inaccettabile. L'introduzione di una soglia del 4% sarebbe un grave vulnus alla democrazia di tutto il Paese, soprattutto dopo tante lacrime di coccodrillo che il Pd dice di aver versato nei confronti della sinistra, uscita dal Parlamento». Claudio Fava, segretario nazionale di Sinistra democratica, sfida pubblicamente il leader del Pd: «Per una volta, almeno una volta, Veltroni abbia il coraggio di venire allo scoperto e di confrontarsi pubblicamente con me su questa oltraggiosa legge elettorale che vuole fare insieme al centrodestra. Mi inviti a YouDem, si faccia prestare Red tv, chieda ospitalità a uno dei suoi amici anchorman in televisione: dove vuole, quando vuole». La Destra, dal canto suo, si rivolge al Quirinale contro la riforma della legge elettorale europea. Un comunicato dell'ufficio stampa del movimento annuncia che «una richiesta ufficiale di colloquio con il capo dello Stato» è stata avanzata dal segretario Francesco Storace alsegretario generale della presidenza della Repubblica, «anche per rappresentare le gravissime conseguenze sulla tenuta del Paese che si rischia di correre a causa di una scellerata determinazione dei partiti presenti in Parlamento. E' bene che il presidente Napolitano sia informato direttamente di quel che sta succedendo in molte parti della Nazione». Addio ai seggi "facili". Quello che sembra profilarsi all'orizzonte è comunque un addio ai seggi a Strasburgo con lo 0,7%, con annesso rimborso elettorale, come è capitato al leader della Fiamma Tricolore Luca Romagnoli nel 2004, o addirittura con lo 0,5%, come avvenne a Luciana Sbarbati, dei Repubblicani europei, nel 1999. Con la riforma della legge europea che introduce lo sbarramento del 4%, la rappresentanza italiana al Parlamento europeo verrà semplificata, come accade per gli altri Paesi europei e un po' come è avvenuto ad aprile nel Parlamento nazionale. Nella scorsa tornata europea furono ben 15 i partiti italiani che guadagnarono almeno uno scranno nel Parlamento europeo, nove dei quali non superarono il 4%, attestandosi su risultati assai più modesti, cioè tra il 2,5% e lo 0,7%. Tutte queste forze incassarono cospicui rimborsi elettorali, che hanno come unica condizione l'aver eletto almeno un rappresentante a Strasburgo (circa 230 milioni, ripartiti proporzionalmente). Nel 2004 a superare lo sbarramento che ci si appresta ad introdurre anche in Italia furono l'Ulivo, con il 31,1%, che elesse 25 deputati, seguito da Forza Italia (21,1%) e An (11,5%), che mandarono rispettivamente 16 e 9 parlamentari in Europa; forze, queste, che quest'anno si presenteranno sotto l'unica insegna del Pdl. I consensi dell'Udc furono il 5,9% di quelli totali, il che consentì al partito di Casini di avere 5 eurodeputati. Cinque Mep (Member of european Parlament, nel linguaggio europeo) anche per Rifondazione comunista, grazie al 6,1% dei voti, e quattro alla Lega Nord, che ottenne giusto il 4%. Due eurodeputati furono eletti anche dai Verdi (2,5%), dal Pdci (2,4%), dai Radicali (2,2%), da Idv (2,1%) e dal Nuovo Psi (2%). E un solo parlamentare fu espresso dall'Udeur di Mastella (1,3%), la Lista di Alessandra Mussolini (1,1%), il Partito dei pensionati di Fatuzzo (1%) e dalla Fiamma che, con soli 234.101 voti, mando a Strasburgo il suo leader, Luca Romagnoli. Cinque anni prima andò meglio a Luciana Sbarbati, che staccò il biglietto per l'Europa con 168.620, pari allo 0,5% dei consensi nazionali. Anche in quella tornata i partiti che elessero almeno un deputato furono ben 18, di cui ben 10 sotto il 4%, e più precisamente tra lo 0,5% e il 2,5%.
Postato alle 11:15 di giovedì, 29 gennaio 2009


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COMUNICATO STAMPA


Napoli, 28.01.09 Legge elettorale: Scala lo sbarramento al 4% è una vergogna. Dura accusa del Capogruppo regionale di Sinistra Democratica al PD di Veltroni Non è bastato al PD mettere in crisi la sinistra durante la precedente campagna elettorale, ora si appresta a dargli il colpo di grazia Dichiara Antonio Scala, capogruppo regionale di Sinistra Democratica E parlo del PD perché l'accordo  sullo  sbarramento al 4% mantenendo le attuali circoscrizioni e le preferenze,  è stato raggiunto sotto una forte spinta del Partito di Veltroni  che teme la concorrenza dei piccoli partiti della sinistra. Veltroni, visto assottigliato un consenso già in calo, pensa di guadagnare punti non con un progetto politico serio e condiviso, ma con strategie di bassa lega e con buona pace della democrazia  Continua ScalaChe queste tattiche poco ortodosse le usi il Pdl non sconvolge, tutto sommato le unico interesse che ha Berlusconi in questa partita è aggregare i piccoli partiti del centro-destra e procedere sulla strada del  bipolarismo con maggiori garanzie, ma che le persegua anche un partito che osa definirsi di centro-sinistra è vergognoso. Cosa può garantire l'esercizio democratico se non il pluralismo politico? Chiede il rappresentante di SD A quanti elettori sarà negata di partecipare al voto perché non si iconosceranno nelle due coalizioni?  E perché un elettore di sinistra dovrebbe scegliere PD? Non ci sembra che le politiche messe in campo da questa opposizione fino ad oggi siano state condivise o abbiano mostrato davvero di essere allÂ’opposto di questa maggioranza. Anzi. In più punti, non ultimo quello sulla legge elettorale, la maggioranza nel PD ha trovato un valido alleato. La storia lo insegna, quando in un governo non c'è opposizione non si chiama regime democratico ma dittatura - Spiega Antonio Scala -  Tra l'altro in termini pratici questo si potrebbe tradurre con l'assenza nel parlamento europeo di partiti che sono nella tradizione politica italiana e ne hanno fatto la storia. E se  si aggiunge che , nel caso  non saranno reintrodotte le preferenze, gli uomini scelti dalle dirigenze non saranno certo rappresentanti del Sud, questo, dopo il  federalismo fiscale da poco introdotto, sarebbe una vera e propria iattura per il Mezzogiorno E' ora di dire basta a questi reiterati attentati alla democrazia e, soprattutto, agli schiaffi che continua a prendere il Sud.  Conclude il Capogruppo Sinistra Democratica farà sentire la sua voce e metterà in campo tutte le iniziative possibili affinché il PD torni  indietro sull'ipotesi dello sbarramento al 4% - Non è mostrando così poco rispetto  che Veltroni potrà costruire unÂ’alleanza politica con le forze di sinistra, non è così che salverà il suo partito e guadagnerà consensi e, soprattutto, non è così che onorerà la democrazia

Postato alle 10:32 di giovedì, 29 gennaio 2009


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