Di Titti Di Salvo




C’è qualcosa di peggio della  esternazione del ministro Brunetta  sull’innalzamento dell’età  pensionabile delle donne, nel pubblico impiego per cominciare.







Ed è la motivazione che il ministro ha dato per giustificare tale affermazione:il superamento della  doppia discriminazione  che le  donne  subiscono guadagnando  meno degli uomini quando lavorano e andando in pensione   con  pensioni più basse.Per il loro bene insomma.







Verrebbe voglia di prenderlo in giro  dunque questo ministro ,come hanno fatto brillantemente i titoli di due quotidiani.Purtroppo per noi ,quel ministro ha il potere di  insediare una task force   per raggiungere l’obiettivo  annunciato   e - come spesso ama ripetere -è il datore di lavoro di 3 milioni e 650 mila persone , a cui peraltro ha  già ridotto lo stipendio, dopo averli  definiti  “fannulloni”.







Ma non è solo per questo che dobbiamo preoccuparci.










La presidente di Confindustria  ha infatti già proposto che le risorse per finanziarie adeguatamente l’estensione degli ammortizzatori sociali si prendano rimettendo mano alle pensioni e tornando allo scalone di Maroni :come dire   nessuna responsabilità pubblica  e nuove risorse ,che per esempio potrebbero arrivare da una maggiore equità fiscale e la tassazione delle rendite finanziarie.Ma  solo solidarietà interna ai lavoratori.







Dall’opposizione parlamentare poi sono venute  insieme a critiche anche aperture e non solo da Emma Bonino ,che  peraltro non ha mai fatto mistero della sua idea di parità a perdere.Neanche durante il governo Prodi e  in buona compagnia di un bel pezzo di partito democratico.







Allora val la pena di metterci in allarme  e dire chiaro e forte che proprio non si può fare.







Intanto  è  paradossale  che mentre le imprese pubbliche e private  mettono in cassa integrazione  e non confermano contratti,riducono cioè l’occupazione, ci sia un ministro della Repubblica che pare abitare in un altro paese   e  pare non sapere –ma è probabile che proprio non sappia-che le donne sono le prime espulse dai processi produttivi.







Ma Brunetta non sa molte  altre cose.







Che l’età reale di pensionamento delle donne  è più alta di quella degli uomini,che  godono della pensione di anzianità:quella che  le donne difficilmente riescono a maturare perché escono dal mercato del lavoro per maternità e poi per accudire figli e i genitori anziani .







Che le legge di parità del 1977  consente alle donne,se lo vogliono,di andare in pensione a 65 anni.







Che le pensioni delle donne sono più basse ,non perché  lavorano per meno anni,ma appunto perché oltre ad entrare e uscire dal mercato del lavoro,fanno lavori meno pagati e dunque  il problema è la differenza  salariale tra le retribuzioni maschili e quelle femminili.







Che molti dati e  in ultimo l’inchiesta sul lavoro   nelle imprese metalmeccaniche, mostrano come le donne lavorino molte ore per la cura della propria famiglia , ore che si aggiungono al lavoro produttivo.Quello produttivo è pagato meno di quello maschile,quello riproduttivo non è riconosciuto socialmente,anche se su di esso si fa conto per  compensare la riduzione dei servizi pubblici.







Che l’idea di parità a perdere    è propria di una cultura patriarcale e autoritaria,che parla d’Europa senza agire qui e ora in Italia per rendere questo paese più amico delle donne,più generoso di servizi,meno sessista nella rappresentanza.







Che fa parte di un governo il cui primo atto è stato quello di abrogare la legge 188  che avevamo conquistato in   Parlamento  per eliminare la  pratica dei licenziamenti mascherati da dimissioni,pratica utilizzata soprattutto  per  mandare via  impunemente le lavoratrici . All’abrogazione della 188 è seguito il prosciugamento dei fondi  destinati dall’ultima finanziaria  del governo Prodi  per le statistiche di genere e la lotta alla violenza sessuale.E poi ancora tutte quelle norme   che hanno reso meno tutelato il lavoro non stabile,svolto appunto prevalentemente da donne.







Brunetta non sa molte cose ,queste ed altre e non sa leggere nemmeno le sentenze della Corte Europea che chiede la parificazione delle regole previdenziali  ,in Italia oggi ancora in parte diverse.







 Ma una cosa è chiara nelle sue affermazioni: le risorse che servono  lo Stato  li trovi peggiorando le condizioni di vita e di lavoro   delle lavoratrici e dei lavoratori.Oggi  a scapito dell’età pensionabile delle donne, ieri sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti.







Che almeno il ministro ci risparmi   le sue bugie ideologiche,




*del Coordinamento nazionale di Sd

Postato alle 19:44 di martedì, 16 dicembre 2008


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