Una ferita lunga settemila chilometri. Una corda tesa dall'Artico al Mar Nero di filo spinato cemento armato torri di controllo cavi elettrici. Settemila chilometri che per mezzo secolo hanno diviso boschi fiumi strade città famiglie un’intera nazione il mondo: da un lato la «civiltà occidentale» dall'altro il blocco sovietico. Un filo grigio tra il bianco e il nero. Che la notte del 9 novembre del 1989 si è spezzato. Vent'anni fa cadeva il Muro di Berlino.

Sembra quasi di vederli in un vortice di immagini e suoni martellanti quei settemila chilometri di riga fluorescente tratteggiata sulla cartina dell'Europa che compare quando entri nel sito di
theironcurtaindiaries.org (visibile dall8 novembre). Di colpo sei lì, davanti al filo spinato, nel mondo che fu e in quello che poi è stato. O non è stato. Negli entusiasmi e nelle speranze di libertà che quel crollo prometteva, nelle disillusioni di chi oggi non ha più sogni.

«Per noi ragazzi del “mondo libero” la Ddr era percepita come la Nuova Zelanda o la Cina, un paese lontanissimo, Berlino era un piccolo punto in una enorme macchia nera». David, di Bochum, ex Germania dell'Ovest, un Wessis si diceva un tempo, oggi vive nella capitale riunificata. «La caduta del Muro l'ho vissuta in tv, vedevo città che non avevo mai visto, persone vestite in modo strano...che parlavano un tedesco ridicolo...per la prima volta ho realizzato: oh, ci sono altri tedeschi!». David è una delle tante “rotte” seguite da Peacereporter e Beccogiallo, che insieme con On/Off e Prospekt Photographers hanno progettato e realizzato “I diari della Cortina di ferro 1989-2009”, un viaggio nella Storia e nelle storie di chi ha vissuto al di qua e al di la del Muro. Ricordi di vite messi insieme da due team di giornalisti partiti entrambi da Berlino, uno verso sud, l'altro verso nord: settemila chilometri lungo la linea di confine, 8 paesi attraversati, 70 ore di girato, 33 video realizzati.

«Volevamo fare un web documentario, mischiando linguaggi diversi, video musica audio disegno materiale storico, un esperimento già visto in altri Paesi ma assolutamente nuovo per l'Italia», dice Angelo Miotto di Peacereporter. «La sfida era quella di parlare di un anniversario senza una visione preconcetta e la forma diaristica si è rivelata la più efficace, abbiamo seguito delle rotte, lasciando parlare i testimoni e le immagini». Da queste rotte, intrecci di disegni discorsi paesaggi, nascerà a fine anno anche una graphic novel edita da Beccogiallo a firma di Davide Toffolo, ennesima prova di una casa editrice che ha fatto del fumetto civile il suo marchio distintivo.

Non c'è un vero punto di partenza in questo viaggio. Sulla linea di confine puntini bianchi illuminati a intermittenza indicano i luoghi toccati. Dal centro, Berlino, alla periferia. O viceversa. Litsa, sulla frontiera che separa la Russia dalla Norvegia, è l'estremo nord dell'Ic, l'«Iron Curtain»: facce scavate dal freddo, sfilate e cori patriottici, papaveri rossi. Ogni anno si ricordano così le 15mila vittime russe nella battaglia con i soldati norvegesi durante la Seconda guerra mondiale. Un piede nel passato, un’iniezione tonificante per i nuovi nazionalismi.

La nostalgia si materializza. A diverse latitudini e intensità. «Quando sono arrivata a Berlino non sapevo ci fosse stato il Muro, era il 1990 avevo 13 anni, non conoscevo nessuno e il mio problema era di fare alla svelta per non sembrare diversa dagli altri». Alisa, 33 anni di San Pietroburgo, l’istante di un volto che ha vissuto troppo in fretta. Le sue mani lo disegnano come è oggi, segui i suoi tratti e la sua voce fuori campo e sei nella sua infanzia raccontata in perfetto italiano. La Russia il freddo il buio il primo amore la partenza l’arrivo l’alba grigia la paura. Il fumetto dà sfondo alle parole. «Venire qui è una ferita che porto ancora addosso, la cosa più importante che ho perso? la leggerezza», dice in una lacrima. Ma «tornare a San Pietroburgo, no. Il posto della mia infanzia non esiste più. E poi lì non c'è libertà, il Muro tra Russia ed Europa c’è ancora». Lo ammette anche Svetlana Soldatova, che a dispetto del cognome non ha niente di militaresco. È la direttrice di Channel 21, televisione indipendente di Murmansk, città nota al mondo per la tragedia del sottomarino Kursk: oggi siamo più liberi di ieri, non ho paura di essere uccisa per quello che dico, ma i muri ci sono e li costruisce Mosca».

La memoria della divisione non ti abbandona. Qui il filo spinato continua a ferire. Visti difficili da ottenere, giornalisti stranieri controllati e lasciati ad aspettare. Verità che faticano ad emergere. Come quella che ha inghiottito il Kursk e i suoi 130 marinai. «Si è scontrato con un sommergibile americano, ne sono sicuro. E i presidenti americano e russo si sono accordati per il silenzio», accusa Vladimir Anatolievic, padre di una delle vittime.

Il viaggio continua. Interrotto da brevi incursioni nel vasto materiale storico disseminato nel sito. Dal famoso discorso di Jfk a Berlino nel 1963 all’inquietante voce di Erich Honecker, che promette: il muro resterà ancora per 50, forse 100 anni. Siamo nel gennaio del 1989, 10 mesi dopo il presidente dell'allora Ddr veniva smentito dalla Storia. Da Narva, in Estonia, dove un colossale Lenin in bronzo - probabilmente l'ultimo ancora in piedi negli ex paesi satelliti - punta il dito verso la sua patria, si passa a Kaliningrad, la veccia Koeningsberg. Qui l’entusiasmo per il passato si è quasi spento. Dmitry Vyshemirsky, fotografo, racconta di una città, un tempo capitale dell'impero prussiano, che oggi fatica a ritrovare una propria identità. L’impossibilità di fare i conti con la storia? Scorrono immagini dei cantieri navali di Danzica, la culla di Solidarnosc, oggi “terra morta”, gru arrugginite edifici abbandonati e fatiscenti.

«Dopo la caduta del Muro ho scoperto orrori che non conoscevo, la Stasi, le tante persone arrestate...mi sono chiesta, è possibile che sia questo lo Stato dove ho vissuto?». Una signora di Eisenhuettenstadt, stiamo andando verso sud, ci prova a fare i conti con la sua, di storia. «La città è diventata più bella, ma i prezzi sono aumentati». La conquista della libertà convive quasi sempre con il rimpianto per una società più egualitaria.

«La sensazione è che dal 1990 in poi le cose non sono migliorate. La povertà è aumentata. In Germania non abbiamo avuto una riunificazione, ma un’entrata dell’Est nell’Ovest. Per molti versi è stata una cosa buona, ma per altri no: come nel lavoro. Nella Ddr c’era lavoro, dopo l’89 la disoccupazione è cresciuta». Siamo di nuovo a Berlino e il riccioluto che ci parla è Ingo Schulze, scrittore nato a Dresda cresciuto nella Ddr, considerato tra le coscienze critiche della nuova Germania. Sono in molti a pensarla come lui. Vengono alla mente le parole di un analista della Freie Universitaet di Berlino, Jochen Staadt: «Nessun tedesco vissuto fino al 1989 nella Ddr vorrebbe riavere il Muro, nessuno tornerebbe a quel sistema politico. Ma molti rimpiangono una società più ugualitaria e la maggior parte di loro definisce il valore dell'uguaglianza più importante di quello della libertà, a differenza di quanto fanno i loro connazionali che non sono vissuti dietro il Muro tra il 1961 ed il 1989».

«È vero, - conferma Angelo Miotto - C'è un senso di nostalgia perché l’individualismo ha snaturato quel senso di comunità forte nella ex Germania dell’Est, quello che è venuto fuori in due mesi di viaggio è che i muri esistono, anche se diversi da quello di Berlino. Ma il leitmotiv ci è sembrato un altro: per tutti la libertà non ha prezzo».

Il senso di esaltazione per quella grande rivoluzione lo si ritrova a Golm, in Polonia. «Quella notte non potevo crederci che stava accadendo davvero. Allora a Berlino ovest ero responsabile del trasporto. Mi sono subito reso conto che i mezzi di trasporto potevano essere il primo strumento per riunire la città, e così è stato, è stato un periodo fantastico, se si ha coraggio di combattere un regime, ci si riesce». Il viso allegro di Michael Cramer, ex deputato di Berlino, per anni uomo di confine prima di andare al Parlamento europeo nelle fila dei Verdi, riaccende la speranza. Lui insieme con Gorbaciov ha trasformato la Cortina di ferro in un grande parco spalmato sulla pancia dell’Europa, recuperando a nuova vita aree un tempo off limits, desolate e abbandonate. «Solo chi conosce il passato più fare il futuro».

E il futuro è nell’ultima tappa di questo nostro personale viaggio lungo il Muro. Burgas, in Bulgaria, all’estremo sud della linea di confine. I testimoni sono ragazzi e bambini che giocano ballano ridono. È la generazione del dopo-Crollo, ragazzi e bambini senza passato, senza quel passato, immortalati in poetici salti nel loro presente. Salti che superano, ci piace pensare, i piccoli muri eretti intorno ai noi. Magari ritrovando quella leggerezza persa da Alisa nel viaggio verso la libertà.
Postato alle 09:00 di mercoledì, 04 novembre 2009


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Postato alle 19:53 di mercoledì, 21 ottobre 2009


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il-velivolo-polluce Napoli batte Parigi e Lisbona. E’ ufficiale: nel 2012 sarà il capoluogo campano ad ospitare l’Expò dello spazio, il più grande evento del settore Aerospaziale a livello mondiale. Una manifestazione cui è attesa la partecipazione di circa 5000 tra delegati delle varie Agenzie Spaziali Internazionali, studenti, docenti universitari, uomini di stato e aziende del comparto High-Tech, che si riuniranno in città all’inizio dell’autunno del 2012. Napoli era in gara con altre 5 pretendenti, tra queste Parigi e Lisbona. La notizia della designazione è arrivata questa mattina dall’ambasciatore italiano in corea del sud (dove è appena terminata l’edizione di quest’anno), Massimo Leggeri, collegato in diretta dalla sede consolare con la sala giunta di palazzo San Giacomo dove era presente il sindaco, Rosa Russo Iervolino


La presenza del centro aerospaziale (Cira) a pochi chilometri di distanza (Capua), il porto, il secondo al mondo dopo Hong Kong per traffico di passeggeri, l’Aeroporto Internazionale di Capodichino e un sistema di trasporti moderno ed efficiente, che coniuga la metropolitana dell’arte con l’Alta velocità queste le carte vincenti giocate dall’amministrazione comunale. Il Comune di Napoli, con il sostegno del Governo Centrale e in stretta cooperazione con la Regione Campania e la Provincia di Napoli, stava lavorando da un anno e mezzo per portare in città l’evento che, con il forum internazionale delle culture 2013, dovrebbe assicurare una ricaduta socioeconomica e d’immagine per tutto territorio.

Postato alle 21:09 di venerdì, 16 ottobre 2009


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POVERO SILVIO



Berlusconi_come_Napoleone«Voi pensate a creare benessere, per la libertà e la democrazia 'ghe pensi mi'». Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha concluso il suo discorso all'assemblea degli industriali di Monza e Brianza.

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, parlando agli imprenditori brianzoli ha esortato la platea a “ribellarsi” contro la stampa che lo attacca. Il premier ha ribadito che «c'è un giornale italiano che non ha avuto alcun limite nel gettare discredito su di me». E ha rilanciato: «Contro questo ci vorrebbe una reazione, una ribellione generale, di chi come voi è una colonna del sistema produttivo». Berlusconi ha poi riferito che durante le riunioni del G20 «i colleghi europei mi hanno detto 'come sei duro', nessun leader europeo avrebbe retto ad attacchi simili. Ma non c'è attacco che tenga», ha proseguito il premier.

«Chi getta discredito sull'Italia lo getta anche sui prodotti e sulle imprese italiane, gli imprenditori dovrebbero ribellarsi a questo agire anti-italiano», ha aggiunto Berlusconi. «Il discredito non si getta solo sul presidente del Consiglio - ha detto - ma va anche ai nostri prodotti, alle imprese, al made in Italy. Se voi siete le colonne della produzione, ci vorrebbe una ribellione nei confronti di questo agire anti-italiano». «Il governo sostiene le imprese italiane all'estero ed io sono un bravo agente di commercio», ha proseguito. «Non è stato recepito quello che il governo fa nella diplomazia commerciale - ha spiegato - mai nessun altro governo ha avuto in mente di agire da supporto a tutte le nostre aziende all'estero. In tanti Paesi, come la Russia, la Libia, l'Egitto, la Turchia, la Tunisia, le imprese italiane sono le più ben viste. Abbiamo ottenuto risultati fantastici, l'ultimo è stata l'attribuzione a Impregilo del raddoppio del canale di Panama. Mi guardo allo specchio e non sapevo che come agente di commercio fossi così bravo». Berlusconi ha poi rivendicato ancora una volta la propria appartenenza al mondo imprenditoriale: «Il governo lavora in totale sintonia con quanto portate avanti con le vostre associazioni. Bisogna approfittare del fatto che c'è un collega imprenditore al governo, perchè così possiamo portare avanti le riforme che ci interessano».
Postato alle 09:17 di mercoledì, 14 ottobre 2009


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religioSull'ora di religione si riaccendono le polemiche. A scatenarle, stavolta, una dichiarazione del ministro Gelmini intenzionata a introdurre per questo insegnamento il voto al posto del giudizio al pari delle altre materie. Un orientamento per nulla gradito all'opposizione, politica e sindacale, che invita piuttosto la titolare di viale Trastevere a garantire agli studenti materie alternative. «Il voto di religione oggi - ha detto il ministro Gelmini - non c'è ancora, esiste un giudizio. Il nostro intendimento è quello di chiedere un parere al Consiglio di Stato, onde evitare contenziosi, ma la mia opinione è che essendo passati dai giudizi ai voti in tutte le materie questo debba valere anche per l'insegnamento della religione».


Immediate le reazioni. «La Gelmini ricordi che è un ministro della Repubblica e non il portavoce dello Stato Vaticano. In uno Stato laico l'ora di religione - ha tuonato Piergiorgio Bergonzi, responsabile scuola del Pdci - non dovrebbe proprio esistere. Altro che voto!». La senatrice radicale Donatella Poretti, restando in tema, ha assegnato alla Gelmini «0 in laicità, 10 in clericalismo bigotto e baciapile» mentre secondo il Pd il ministro dell'Istruzione «non sa di cosa parla, oppure fa di nuovo e solo propaganda». «La Corte Costituzionale ha già stabilito il principio di facoltatività dell'ora di religione, nel rispetto della laicità dello Stato, in base al quale è necessario garantire pari dignità ai ragazzi di ogni culto» hanno ricordato le deputate Manuela Ghizzoni e Maria Coscia dicendosi certe che il Consiglio di Stato rispedirà al mittente la proposta.

Anche gli studenti hanno bocciato la parificazione del voto di religione con gli altri voti. L'ora di religione è - ha affermato la Rete degli studenti - «un residuo medioevale» e «va risolto il trattamento già oggi discriminatorio riservato a chi non si avvale dell'ora». Pollice verso pure dai sindacati. «L'ora di religione- ha dichiarato il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo - non può determinare vantaggi di alcun genere, a cominciare dai crediti formativi, e quindi non può essere valutata come una normale materia curriculare». «Piuttosto il ministro dovrebbe preoccuparsi del fatto - ha aggiunto - che si nega, per effetto di pesantissimi tagli, il diritto ad avvalersi dell'insegnamento alternativo». Invito rivolto al ministro anche dal segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima secondo il quale «se è ammessa l'opzione di avvalersi o non avvalersi di un insegnamento, devono essere previste e garantite possibilità alternative altrettanto significative e valide». «La scuola - ha osservato Scrima - deve garantire a tutti uguali opportunità di valutazione e uguale possibilità di ottenere identiche gratificazioni e 'vantaggì per l'impegno profuso». E proprio oggi, parlando delle accuse di ingerenze che vengono spesso rivolte alla Chiesa italiana, il presidente emerito della Cei, card. Camillo Ruini, ha ribadito che l'idea di confinare la religione in una sfera privata «è inaccettabile non solo per la Chiesa, ma anche pericoloso per la società, in quanto la religione è voce dell'umanità stessa».
Postato alle 09:14 di mercoledì, 14 ottobre 2009


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Niente legge sull'omofobiaphpThumb_generated_thumbnailjpg



L'Aula della Camera ha «affossato» il testo Concia sull'omofobia. L'Assemblea di Montecitorio ha infatti approvato (con 285 voti favorevoli, 222 contrari e 13 astenuti) la questione pregiudiziale avanzata dall'Udc (che ha ritirato l'iniziale richiesta di voto segreto) anche con i voti del Pdl e della Lega. Pd e Idv hanno votato contro.

Il testo, portato in Aula dalla deputata Pd Paola Concia (firmato anche da Antonio di Pietro e Federico Palomba dell'Italia dei Valori), e quanto mai attuale dopo le numerose aggressioni ai danni di omosessuali, punta ad introdurre l'aggravante per quei reati «nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale» commessi con «finalità inerenti all'orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato».

Difficile, veramente, capire l'astio ideologico dei deputati Pdl intenzionati a bloccare la legge perché, secondo loro, «c'è il rischio di aprire la strada a matrimonio, fecondazione artificiale e adozione per gli omosessuali» come scrivono otto parlamentari che in un documento 'aperto alle adesioni' di tutti spiegano i motivi per i quali si opporranno alla legge «dentro e fuori il parlamento».

A sorpresa, in mattinata, l'Assemblea aveva deciso di proseguire alla Camera l'esame del provvedimento e di non farlo tornare alla discussione in Commissione. A richiedere il rinvio in Commissione erano state Lega, Pdl e Udc, ma non avevano ottenuto i voti sufficienti.

Il ministro delle pari opportunità Mara Carfagna, invece, attribuisce il fallimento della legge alla strategia sbagliata del Pd e promette un ulteriore tentativo. «Mi farò garante, come ministro competente, di riparare all'errore commesso dal Partito democratico, proponendo al Consiglio dei ministri un disegno di legge che preveda aggravanti per tutti i fattori discriminanti previsti dal Trattato di Lisbona, compresi quelli dell'età, della disabilità, dell'omosessualità e della transessualità»: lo annuncia il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, dopo l'esito della votazione alla Camera sul testo Concia sull'omofobia.


Postato alle 09:09 di mercoledì, 14 ottobre 2009


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Postato alle 22:34 di martedì, 13 ottobre 2009


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phpThumb_generated_thumbnailjpgUna serie di attacchi diretti al Capo dello Stato. Ieri sera a Porta a Porta: «Aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra». Questa mattina al Giornale radio Rai: «È stato eletto da una maggioranza che non è più tale nel paese». Così Berlusconi reagisce alla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. E quanto ai processi che ora lo attendono dice: sono una «farsa», metterò in «ridicolo i miei accusatori», anche in tv e sui giornali.

Il presidente della Camera Fini prova a farlo ragionare: «L'incontestabile diritto politico di Silvio Berlusconi di governare, conferitogli dagli elettori, e di riformare il Paese, non può fare venir meno il suo preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte Costituzionale e il capo dello Stato», lo ammonisce la terza carica dello Stato.

«Giudici di sinistra? E che devono essere di destra, o

celestiali?», replica il vicepresidente del Csm Nicola Mancino: «Dire che i giudici politicizzano le questioni al loro esame è un ritornello». Ma ciò che preoccupa di più il numero due del Csm è l'intenzione proclamata dal premier di procedere spianati sulle riforme della giustizia. «C'è bisogno di rasserenare il clima e di proposte di riforma che non siano nè dispettose nè minatorie», avverte Mancino, che prova a bloccare sul nascere l'assalto.

Un Berlusconi ferito, così appare il premier il giorno dopo la decisione della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il Lodo Alfano. Un capo del governo che di fronte alla decisione dei supremi giufici cerca il consenso del popolo e fa di tutto per provocare la crisi istituzionale, aprendo uno scontro senza precedenti con il Quirinale.

Questo Esecutivo «si sente assolutamente necessario alla democrazia, alla libertà e al benessere del Paese», fa sapere, di buon mattino ai microfoni del Giornale Radio Rai. Promette battaglia: «Vedrete di che pasta sono fatto». Prova persiono a ostentare una serenità che nei fatti sembra totalmente smarrita: «Vado avanti tranquillamente e serenamente, possibilmente con più grinta», promette. I processi? Come la manifestazione per la libertà di stampa. Anche quelli: una «farsa», replica Berlusconi che chiama il popolo italiano a giudicarlo e promette di difendersi non solo in tribunale ma sulle televisioni, alla radio, sui giornali. Come per altro ha già iniziato a fare. I processi - dice - li illustrerà lui agli italiani esponendo al «ridicolo» gli accusatori.

Ma la vera linea di difesa è l'attacco. Contro la sinistra, i magistrati, i giornali, le tv. Contro la Consulta: «Non è uorgano di garanzia ma un organo politico». E soprattutto contro il Capo dello Stato: «Eletto da una maggioranza che non è più maggioranza nel paese, una maggioranza di sinistra, ha radici totalmente di sinistra. Anche l'ultimo atto di nomina di un giudice costituzionale dimostra da che parte sta, tutto qui».

Tutto per concludere: «Meno male che Silvio C'è - afferma - altrimenti saremmo completamente nelle mani di questi signori della sinistra». 
Postato alle 11:21 di giovedì, 08 ottobre 2009


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tudenti che fanno lezione in piedi in aula Magna. Istituti fatiscenti che condizionano la vita scolastica: persino per raggiungere il bagno occorre l'ombrello!.  Studeni divisi nelle classi ad ongi "buco" d'ora e supplenti con il contagocce. Ecco i vostri racconti, il vostro disagio firmato Gelmini. Ed era solto il primo giorno di scuola, il 14 settembre. Continuate a scriverci....



Al bagno con l'ombrello. "Vado al liceo delle Scienze Sociali. La mia classe è composta da 22 alunne ma il problema è il "buco" dove ci hanno messe. Lo spazio tra le file non supera i 30 cm, stiamo sedute quaso una addosso all'altra. Pensate, poi, che per andare in bagno, quando piove, dobbiamo utilizzare un obrello! Il tragitto dall'aula al corridoio non è coperto, col rischio di farci anche male. La nostra scuola è una succursale, quindi non veniamo nemmeno tanto considerati dalla preside". (Greta, studentessa).

L' integrazione negata ai disabili. "Sono la mamma di una ragazzina disabile portatrice di handicap grave che frequenta il primo anno della scuola media. Ringrazio la ministra e il nostro caro presidente Berlusconi per la bella sorpresa che ci hanno regalato con l'inizio dell'anno scolastico. A mia figlia sono state dimezzate le ore di sostegno... Come genitore sono veramente amareggiata nel constatare come questo governo tratta le fasce sociali più deboli e specialmente i nostri bambini. (Maria, genitore).

"Mio nipote Nicholas dovrebbe frequentare la terza elementare a Bonate Sotto (Bergamo) ma l'insegnante di sostegno non c'è più. Mio nipote per il momento rimane a casa, con grande disagio.Il taglio sul sostegno è quello più odioso L'inutile e dannosa Gelmini si dimetta al più presto". (Luigi S., nonno).

"Sono il padre di Andrea, un ragazzo disabile. L'anno scorso mio figlio aveva il sostegno per 18 ore la settimana, quest'anno è stato premiato dalla Gelmini: ha vinto 9 ore la settimana. Grazia Mariastella, a nome di mio figlio". (Gianni, genitore).

Scuola a pagamento "Sono la mamma di due bambini che frequentano la V elementare. Fino allo scorso anno facevano 3 pomeriggi la settimana di scuola e due rientri a pagamento. Da quest'anno la situazione è invertita: due pomeriggi di scuola e tre a pagamento. Questo secondo il ministro sarebbe aver aumentato il tempo scuola?". (Marina, genitore).

La bugia sul tempo pieno. "Sono il papà di Pietro, un bambino che frequenta la quinta elementare. Fino all'anno scorso mio figlio faceva tre rientri settimanali (lunedì. mercoledì e venerdì) ma girava voce che era intenzione del direttore estendere il tempo pieno a cinque giorni la settimana. Oggi siamo andati a scuola e abbiamo appreso che i rientri anzichè passare da tre a cinque sono passati da tre a due. Eppure il ministro continua a vantarsi che il tempo pieno è aumentato. O è una bugia o sono sfortunato". (Francesco, genitore).

Alunni in più classi "Nella scuola media dove lavoro, a causa della mancanza di fondi per retribuire le supplenze, il dirigente scolastico ha deciso di smistare le classi senza insegnanti inserendo gruppi di alunni nelle altre aule dove si svolge regolare lezione. Ciò comporta un aumento di alunni per classe, l'impossibilità di programmare interventi utili agli alunni "ospiti" e spesso un disturbo frequente e quotidiano alla lezione che si sta svolgendo. Dove andremo a finire?" (Manuela B., insegnante).

A lezione senza banchi. "All'Its "Ciampini" di Novi Ligure (Alessandria) c'è la III B Elettronici con ben 45 alunni. Franno tutti lezione in piedi in aula Magna: non ci sono i banchi. Si attende lo sdoppiamento della classe, ma la scuola è già iniziata...". (Paolo)

Postato alle 13:12 di mercoledì, 07 ottobre 2009


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Postato alle 11:21 di lunedì, 05 ottobre 2009


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