Postato alle 11:33 di venerdì, 06 novembre 2009


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L’inchiesta «Autunno italiano» condotta da Rinaldo Gianola su l’Unità è una delle poche, vere iniziative giornalistiche che raccontano la crisi economica e sociale in Italia. Quello che una volta avrebbero fatto i grandi giornali, oggi per fortuna lo ha fatto l’Unità. Questa constatazione, però, apre un problema, ci dobbiamo porre una domanda: perché non si vuole parlare della crisi, perché si vuole tacere la realtà, perché la si relega ai margini dell’attenzione dell’opinione pubblica, e perché questo avviene solo in Italia?

Basta prendere, ad esempio, le prime pagine dei grandi giornali europei dell’ultimo anno, verificare come hanno presentato i problemi economici, le ricadute occupazionali, le tensioni sociali, e confrontarle con le prime pagine dei maggiori quotidiani italiani. C’è un abisso. Da noi si parla di tutto tranne che della crisi. Ora è comprensibile che il governo e i giornali vicini facciano questa operazione. Se Berlusconi ha detto alcuni mesi fa che il peggio era passato e oggi afferma che la crisi è già finita, evidentemente i giornali e le tv più sensibili agli interessi del governo non possono raffigurare quello che sta avvenendo nel Paese, preferiscono parlare d’altro.

Questo silenzio, questa latitanza nel raccontare la crisi italiana è davvero sorprendente. Ormai tutti, dal governatore Mario Draghi alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, dagli artigiani alla Confcommercio, tutte le categorie produttive sostengono che il peggio per l’occupazione deve ancora arrivare. La Cgil da molto tempo sostiene questa tesi e riteniamo che fino alla fine del 2010 la situazione per l’occupazione resterà grave. È inutile nascondere questi problemi, dovrebbero essere al centro dell’attenzione del governo, del dibattito politico e del mondo dell’informazione. Un anno fa usai il termine «arriva la valanga» parlando del ricorso alla cassa integrazione e della crisi occupazionale. Nel frattempo abbiamo perso 650mila posti di lavoro, di cui oltre 300mila precari, e questa tendenza si accentuerà nei prossimi mesi.

Il motivo è semplice: le aziende di fronte a una crisi che si prolunga nel tempo passano da una fase di attesa in cui conservavano gli occupati utilizzando la cassa integrazione a una nuova fase di movimento in cui decidono ristrutturazioni, tagli, chiusure. Chi ha due stabilimenti ne chiude uno, si cancellano attività produttive e reparti, si taglia l’occupazione. Questo fenomeno colpisce, soprattutto, le piccole imprese che non ce la fanno più a reggere un’emergenza che si estenden al commercio, alla distribuzione, perchè i consumi sono in caduta. Viviano oggi un paradosso: le Borse guadagnano, i valori in molti casi sono raddoppiati nel 2009, le banche si stanno sistemando e proprio ora l’occupazione va a picco. Naturalmente tutto questo richiederebbe una diversa politica economica e sociale da parte del governo: se non si fa nulla torneremo a quello che eravano nel 2007 forse tra sei o sette anni.

La Cgil ritiene che bisogna fare tre cose, subito. 1)Completare e integrare il sistema degli ammortizzatori sociali, raddoppiare il periodo di indennità della cassa integrazione, aumentare massimale della cassa integrazione e pensare a provvedimenti si sostegno per i precari che hanno perso il lavoro. 2)Una nuova politica industriale. Cosa si fa sulla rottamazione auto, si continua o no? E quando si decide che condizioni verranno poste alla Fiat? Che cosa si intende fare per sostenere gli altri settori industriali? 3)Un intervento fiscale. Tutti parlano della Merkel, ma nessuno segnala che la stragrande parte della manovra fiscale del governo tedesco è a favore delle famiglie. Da noi si parla di tutto tranne che di ridurre le tasse su lavoro dipendente, sui pensionati, sulle famiglie. Se proprio alleggerire l’Irap si può fare una scelta intelligente togliendo il costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap. Potrebbe essere una manovra che consente di creare occupazione e di sostenere fiscalmente gli investimenti e i consumi. La Finanziaria, invece, va in direzione opposta, Tremonti attende lo scudo fiscale.

Non è così che si aiutano l’economia, le imprese, i lavoratori. Per questo la Cgil si batte per avere una risposta diversa. Noi portiamo la crisi in piazza. Lo abbiamo fatto a Modena, lo stiamo facendo a Roma dove ogni giorno decine di operai e impiegati di aziende in crisi vengono a dare la loro testimonianza e il 14 novembre faremo una grande manifestazione in piazza del Popolo. La Cgil è impegnata a fianco delle famiglie, dei lavoratori, dei disoccupati, di tutti coloro che soffrono le conseguenze della crisi. In questa battaglia ci aiuta l’Unità, che ringrazio, con le sue inchieste in nome di un antico e trasparente giornalismo.
Postato alle 09:04 di mercoledì, 04 novembre 2009


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Una ferita lunga settemila chilometri. Una corda tesa dall'Artico al Mar Nero di filo spinato cemento armato torri di controllo cavi elettrici. Settemila chilometri che per mezzo secolo hanno diviso boschi fiumi strade città famiglie un’intera nazione il mondo: da un lato la «civiltà occidentale» dall'altro il blocco sovietico. Un filo grigio tra il bianco e il nero. Che la notte del 9 novembre del 1989 si è spezzato. Vent'anni fa cadeva il Muro di Berlino.

Sembra quasi di vederli in un vortice di immagini e suoni martellanti quei settemila chilometri di riga fluorescente tratteggiata sulla cartina dell'Europa che compare quando entri nel sito di
theironcurtaindiaries.org (visibile dall8 novembre). Di colpo sei lì, davanti al filo spinato, nel mondo che fu e in quello che poi è stato. O non è stato. Negli entusiasmi e nelle speranze di libertà che quel crollo prometteva, nelle disillusioni di chi oggi non ha più sogni.

«Per noi ragazzi del “mondo libero” la Ddr era percepita come la Nuova Zelanda o la Cina, un paese lontanissimo, Berlino era un piccolo punto in una enorme macchia nera». David, di Bochum, ex Germania dell'Ovest, un Wessis si diceva un tempo, oggi vive nella capitale riunificata. «La caduta del Muro l'ho vissuta in tv, vedevo città che non avevo mai visto, persone vestite in modo strano...che parlavano un tedesco ridicolo...per la prima volta ho realizzato: oh, ci sono altri tedeschi!». David è una delle tante “rotte” seguite da Peacereporter e Beccogiallo, che insieme con On/Off e Prospekt Photographers hanno progettato e realizzato “I diari della Cortina di ferro 1989-2009”, un viaggio nella Storia e nelle storie di chi ha vissuto al di qua e al di la del Muro. Ricordi di vite messi insieme da due team di giornalisti partiti entrambi da Berlino, uno verso sud, l'altro verso nord: settemila chilometri lungo la linea di confine, 8 paesi attraversati, 70 ore di girato, 33 video realizzati.

«Volevamo fare un web documentario, mischiando linguaggi diversi, video musica audio disegno materiale storico, un esperimento già visto in altri Paesi ma assolutamente nuovo per l'Italia», dice Angelo Miotto di Peacereporter. «La sfida era quella di parlare di un anniversario senza una visione preconcetta e la forma diaristica si è rivelata la più efficace, abbiamo seguito delle rotte, lasciando parlare i testimoni e le immagini». Da queste rotte, intrecci di disegni discorsi paesaggi, nascerà a fine anno anche una graphic novel edita da Beccogiallo a firma di Davide Toffolo, ennesima prova di una casa editrice che ha fatto del fumetto civile il suo marchio distintivo.

Non c'è un vero punto di partenza in questo viaggio. Sulla linea di confine puntini bianchi illuminati a intermittenza indicano i luoghi toccati. Dal centro, Berlino, alla periferia. O viceversa. Litsa, sulla frontiera che separa la Russia dalla Norvegia, è l'estremo nord dell'Ic, l'«Iron Curtain»: facce scavate dal freddo, sfilate e cori patriottici, papaveri rossi. Ogni anno si ricordano così le 15mila vittime russe nella battaglia con i soldati norvegesi durante la Seconda guerra mondiale. Un piede nel passato, un’iniezione tonificante per i nuovi nazionalismi.

La nostalgia si materializza. A diverse latitudini e intensità. «Quando sono arrivata a Berlino non sapevo ci fosse stato il Muro, era il 1990 avevo 13 anni, non conoscevo nessuno e il mio problema era di fare alla svelta per non sembrare diversa dagli altri». Alisa, 33 anni di San Pietroburgo, l’istante di un volto che ha vissuto troppo in fretta. Le sue mani lo disegnano come è oggi, segui i suoi tratti e la sua voce fuori campo e sei nella sua infanzia raccontata in perfetto italiano. La Russia il freddo il buio il primo amore la partenza l’arrivo l’alba grigia la paura. Il fumetto dà sfondo alle parole. «Venire qui è una ferita che porto ancora addosso, la cosa più importante che ho perso? la leggerezza», dice in una lacrima. Ma «tornare a San Pietroburgo, no. Il posto della mia infanzia non esiste più. E poi lì non c'è libertà, il Muro tra Russia ed Europa c’è ancora». Lo ammette anche Svetlana Soldatova, che a dispetto del cognome non ha niente di militaresco. È la direttrice di Channel 21, televisione indipendente di Murmansk, città nota al mondo per la tragedia del sottomarino Kursk: oggi siamo più liberi di ieri, non ho paura di essere uccisa per quello che dico, ma i muri ci sono e li costruisce Mosca».

La memoria della divisione non ti abbandona. Qui il filo spinato continua a ferire. Visti difficili da ottenere, giornalisti stranieri controllati e lasciati ad aspettare. Verità che faticano ad emergere. Come quella che ha inghiottito il Kursk e i suoi 130 marinai. «Si è scontrato con un sommergibile americano, ne sono sicuro. E i presidenti americano e russo si sono accordati per il silenzio», accusa Vladimir Anatolievic, padre di una delle vittime.

Il viaggio continua. Interrotto da brevi incursioni nel vasto materiale storico disseminato nel sito. Dal famoso discorso di Jfk a Berlino nel 1963 all’inquietante voce di Erich Honecker, che promette: il muro resterà ancora per 50, forse 100 anni. Siamo nel gennaio del 1989, 10 mesi dopo il presidente dell'allora Ddr veniva smentito dalla Storia. Da Narva, in Estonia, dove un colossale Lenin in bronzo - probabilmente l'ultimo ancora in piedi negli ex paesi satelliti - punta il dito verso la sua patria, si passa a Kaliningrad, la veccia Koeningsberg. Qui l’entusiasmo per il passato si è quasi spento. Dmitry Vyshemirsky, fotografo, racconta di una città, un tempo capitale dell'impero prussiano, che oggi fatica a ritrovare una propria identità. L’impossibilità di fare i conti con la storia? Scorrono immagini dei cantieri navali di Danzica, la culla di Solidarnosc, oggi “terra morta”, gru arrugginite edifici abbandonati e fatiscenti.

«Dopo la caduta del Muro ho scoperto orrori che non conoscevo, la Stasi, le tante persone arrestate...mi sono chiesta, è possibile che sia questo lo Stato dove ho vissuto?». Una signora di Eisenhuettenstadt, stiamo andando verso sud, ci prova a fare i conti con la sua, di storia. «La città è diventata più bella, ma i prezzi sono aumentati». La conquista della libertà convive quasi sempre con il rimpianto per una società più egualitaria.

«La sensazione è che dal 1990 in poi le cose non sono migliorate. La povertà è aumentata. In Germania non abbiamo avuto una riunificazione, ma un’entrata dell’Est nell’Ovest. Per molti versi è stata una cosa buona, ma per altri no: come nel lavoro. Nella Ddr c’era lavoro, dopo l’89 la disoccupazione è cresciuta». Siamo di nuovo a Berlino e il riccioluto che ci parla è Ingo Schulze, scrittore nato a Dresda cresciuto nella Ddr, considerato tra le coscienze critiche della nuova Germania. Sono in molti a pensarla come lui. Vengono alla mente le parole di un analista della Freie Universitaet di Berlino, Jochen Staadt: «Nessun tedesco vissuto fino al 1989 nella Ddr vorrebbe riavere il Muro, nessuno tornerebbe a quel sistema politico. Ma molti rimpiangono una società più ugualitaria e la maggior parte di loro definisce il valore dell'uguaglianza più importante di quello della libertà, a differenza di quanto fanno i loro connazionali che non sono vissuti dietro il Muro tra il 1961 ed il 1989».

«È vero, - conferma Angelo Miotto - C'è un senso di nostalgia perché l’individualismo ha snaturato quel senso di comunità forte nella ex Germania dell’Est, quello che è venuto fuori in due mesi di viaggio è che i muri esistono, anche se diversi da quello di Berlino. Ma il leitmotiv ci è sembrato un altro: per tutti la libertà non ha prezzo».

Il senso di esaltazione per quella grande rivoluzione lo si ritrova a Golm, in Polonia. «Quella notte non potevo crederci che stava accadendo davvero. Allora a Berlino ovest ero responsabile del trasporto. Mi sono subito reso conto che i mezzi di trasporto potevano essere il primo strumento per riunire la città, e così è stato, è stato un periodo fantastico, se si ha coraggio di combattere un regime, ci si riesce». Il viso allegro di Michael Cramer, ex deputato di Berlino, per anni uomo di confine prima di andare al Parlamento europeo nelle fila dei Verdi, riaccende la speranza. Lui insieme con Gorbaciov ha trasformato la Cortina di ferro in un grande parco spalmato sulla pancia dell’Europa, recuperando a nuova vita aree un tempo off limits, desolate e abbandonate. «Solo chi conosce il passato più fare il futuro».

E il futuro è nell’ultima tappa di questo nostro personale viaggio lungo il Muro. Burgas, in Bulgaria, all’estremo sud della linea di confine. I testimoni sono ragazzi e bambini che giocano ballano ridono. È la generazione del dopo-Crollo, ragazzi e bambini senza passato, senza quel passato, immortalati in poetici salti nel loro presente. Salti che superano, ci piace pensare, i piccoli muri eretti intorno ai noi. Magari ritrovando quella leggerezza persa da Alisa nel viaggio verso la libertà.
Postato alle 09:00 di mercoledì, 04 novembre 2009


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Postato alle 22:10 di venerdì, 16 ottobre 2009


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Postato alle 11:57 di venerdì, 16 ottobre 2009


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Parlare di camorra in una della location del film “Gomorra” è l’iniziativa messa in atto dall’associazione “Eureka” che venerdì 16 ottobre alle 19,30 all’interno del teatrino del primo circolo didattico di Boscoreale, in via Francesco Cangemi, presenterà il mio libro “Da onorata società a S.p.A.”


 Oggi 16.10.2009
Boscoreale Via Cangemi Teatrino I Circolo
Tonino Scala
presenta il suo libro
“Da onorata società a S.p.a.

 Il salto di qualità della camorra”  
  
Postato alle 11:15 di venerdì, 16 ottobre 2009


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Tratto da Metropolis del 16.10.2009


Il consigliere "Bassolino garantisca la maggioranza"


Non si è trovato affatto male. Anzi, a dirla tutta: sembrava a casa sua. Luigi Anzalone, consigliere regionale del Pd, non si è lasciato pregare per sedersi accanto ai suoi colleghi dell'area Sinistra e Libertà e dichiarare in conferenza stampa, in pieno accordo con loro, che la legge regionale che recepisce il piano casa o viene licenziata con gli emendamenti che hanno presentato oppure sarà "una normativa ignobile", per dirla con Marcelle Chessa. Nostalgia del Pd? Niente di più lontano. "Ogni consigliere deve dire con chi sta: con gli onesti o con gli speculatori?" Anzalone non l'ha mandata a dire anche ai suoi compagni di partito che la pensano in modo molto diverso:"O il centrosinistra si ritrova, o Bassolino si assume per intero le sue responsabilità, oppure nulla avrà più senso..." L'appello che sta a cuore al consigliere "di un gruppo consiliare allo sbando" è rivolto proprio al Governatore. La prossima settimana, o ci sarà lui in aula a tutela del numero legale, oppure il consiglio regionale "sarà di nuovo il San Carluccio". Ma, intanto: non è che il piano casa segna la Caporetto della maggioranza? "No,anzi. Si è arrivati ad un accordo. Ma ora bisogna votarlo in aula", rivendica Tonino Scala, il consigliere che mette in ama alle sue priorità la questione delle aree industriali dismesse, dove, secondo lui, bisognerebbe far costruire solamente a 5 anni dalla cessazione dell'attività. E guai a parlare della sinistra del no che avanza. "Abbiamo solamente avanzato proposte di buon senso per far sì che l'edilizia si sviluppi ma rispettando l'ambiente. Non dimentichiamo - insiste il capogruppo della Sinistra - che questa è stata la Regione delle frane di Pozzano, di Samo e Quindici". Stop alla "sciatteria", quindi:bisogna passare all'azione. Per la Sinistra e per il Pd di Anzalone, con Bassolino in testa.

Postato alle 10:54 di venerdì, 16 ottobre 2009


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Giovedi 15 Ottobre 2009



Parlare di camorra in una della location del film “Gomorra” è l’iniziativa messa in atto dall’associazione “Eureka” che venerdì 16 ottobre alle 19,30 all’interno del teatrino del primo circolo didattico di Boscoreale, in via Francesco Cangemi, presenterà il libro “Da onorata società a S.p.A.” scritto da Tonino Scala, ex presidente della commissione anticamorra.

“Vogliamo parlare di lotta alla camorra sul set del film ‘Gomorra’. Crediamo che in questo modo non si possa fare altro che rafforzare quella che noi consideriamo la lotta alla criminalità organizzata su un territorio difficile e complesso come il nostro” così Rosanna Izzo, insegnante e presidente dell’associazione spiega i motivi dell’iniziativa che si terrà a Boscoreale. Proprio all’interno della scuola elementare furono girate alcune scene del film del regista Matteo Garrone e tratto liberamente dal libro di Roberto Saviano “e proprio da qui vogliamo continuare i nostri passi della legalità che bisogna portare avanti attraverso momenti di aggregazione e non a colpi di repressione e di divieti. Non ci fermeremo a questo, ma continueremo nei prossimi mesi una serie di iniziative che coinvolgeranno tutti i cittadini con l’unico intento di diffondere la cultura della legalità”. Ad intervistare l’autore il giornalista di Metropolis Network, Gennaro Carotenuto.





Postato alle 13:58 di giovedì, 15 ottobre 2009


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"I commerdanti torresi vittime del racket hanno rifiutato il nostro aiuto"


Convovati in commissione regionale "non si sono presentati e intanto si lavora per il fondo regionale antiracketScala (SI): "Ci sono buone leggi che vengono utilizzate male.Lavoriamo per cambiare Fattuale normasugli scioglimenti dei consigli comunali" . Una nuova legge sugli scioglimenti dei consigli comunali, un fondo regionale per ìiutare.i .commercianti vittime del racket. Ma anche la necessità di insistere sulla strada dell\'educazione alle legalità e l'auspicio di arrivare quanto prima ad una legge quadro regionale per coordinare in modo univoco e certo tutti i problemi relativi alla sicurezza ed alla criminalità. Proposte e non solo quelle che hanno lanciato dagli studi de "La Piazza" il programma di approfondimento politico di Metropolis Tv in onda tutti i mercoledì alle 20,45 ed in replica il giovedì alle 17,15, i due consiglieri regionali Luciano Passariello e Tonino Scala. L'attuale presidente della commissione regionale anticamorra ed il suo predecessore hanno sviscerato i vari aspetti della lotta allacriminalità organizzata. I due politici hanno fatto il punto delle iniziative messe in campo fino a questo momento, ma anche degli obiettivi da raggiungere. "Stiamo lavorando nella dirczione giusta - ha esordito il capogruppo di Sinistra e Libertà, Tonino Scala - visto che la camorra manda proiettili al collega Luciano Passariello, al quale rinnovo la mia solidarietà e vicinanza" adducendo all'episodio accaduto la scorsa settimana quando è stata recapitata una lettera anonima al presidente della commissione regionale anticamorra. "Come commissione lavoriamo di concerto perché la lotta alla camorra non ha colori politici" - afferma Passariello tra l'altro promotore della legge per l'istituzione del fondo regionale antiracket. "Una volontà ben precisa e che rappresenta un aiuto concreto per tutti coloro iquali hanno subito attentati con danni alle strutture per reati legati al racket", una legge che incrementa il fondo nazionale e che ha come scopo "quello di sottrarre il commerciante dalla morsa della criminalità". Interrompere quel circolo vizioso che portala camorra ad essere prima causa del danno e poi trasformarsi negli unici che allungano la mano per sostenere il commerciante che "una volta accettato l'aiuto della criminalità ne diventa automaticamente schiavo". Una attenzione costante alle vittime del racket ribadita anche ai commercianti di Torre del Greco "così come su tutto B territorio campano dove succedono questi episodi" - continua il consigliere regionale del Pdl che però rivela che "dopo i fatti chesono accaduti nella città del corallo ho provveduto subito a convocare una commissione dove ho tentato di invitare i commercianti:ma uno non riusciamo a rintracciarlo nonostante la disponibilità del sindaco di Torre del Greco, l'altro ha gentilmente declinato il nostro aiuto. Mi spiace dirlo, ma se i commercianti che operano quotidianamentesul territorio non riescono a darsi una mano, non credo che il politico possa lavorare bene. Se chi vive quelle realtà non riesce a stare vicino a chi legifera poi succede che vengono fatte leggi non consone ai problemi che devono affrontare. Questo diventa un problema serio quando c'è questo muro da parte dei cittadini". Una camorra "che tenta di colpire sia le amministrazioni di centrosinistra, che di centrodestra e che spesso opera la sua pressione sugli appalti", ha dichiarato Tonino Scala. "L'istituzione della stazione unica appaltante, un protocollo sottoscritto dalle amministrazioni di Torre Annunziata e Castellam-mare con Regione e Prefettura e quindi sarà applicatasui prossimi appalti quella che, a mio avviso, è una buona legge, ma ancora molto c'è da fare". Così come ci si auspica il cambiamento della legge sugli scioglimenti dei consigli comunali. "Una buona legge, ma che è applicata in modo sbagliato - sostiene Scala. Il più delle volte si scioglie il consiglio comunale quandonon è competente dell'appalto. Volevamo avviare anche un iter per modificare quel testo di legge per introdurre anche misure maggiormente drastiche. Perché nel momento in cui si scioglie quel consiglio comunale e poi non si apre nessun fascicolo in Procura attraverso il quale individuare quale consigliere comunale era colluso con la camorra e non si interdice dai pubblici uffici lo ci si ritrova in lista e magari viene anche eletto nuovamente. E così non si risolve affatto il problema". Ma Scala non esente da colpe la politica "che oggi non ha più il primato di una volta e spesso non è in grado di mettere fuori lista quei politici in odore di camorra. C'è ancora tanto da fare".

Postato alle 10:03 di giovedì, 15 ottobre 2009


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Postato alle 12:26 di mercoledì, 14 ottobre 2009


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