L’inchiesta «Autunno italiano» condotta da Rinaldo Gianola su l’Unità è una delle poche, vere iniziative giornalistiche che raccontano la crisi economica e sociale in Italia. Quello che una volta avrebbero fatto i grandi giornali, oggi per fortuna lo ha fatto l’Unità. Questa constatazione, però, apre un problema, ci dobbiamo porre una domanda: perché non si vuole parlare della crisi, perché si vuole tacere la realtà, perché la si relega ai margini dell’attenzione dell’opinione pubblica, e perché questo avviene solo in Italia?

Basta prendere, ad esempio, le prime pagine dei grandi giornali europei dell’ultimo anno, verificare come hanno presentato i problemi economici, le ricadute occupazionali, le tensioni sociali, e confrontarle con le prime pagine dei maggiori quotidiani italiani. C’è un abisso. Da noi si parla di tutto tranne che della crisi. Ora è comprensibile che il governo e i giornali vicini facciano questa operazione. Se Berlusconi ha detto alcuni mesi fa che il peggio era passato e oggi afferma che la crisi è già finita, evidentemente i giornali e le tv più sensibili agli interessi del governo non possono raffigurare quello che sta avvenendo nel Paese, preferiscono parlare d’altro.

Questo silenzio, questa latitanza nel raccontare la crisi italiana è davvero sorprendente. Ormai tutti, dal governatore Mario Draghi alla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, dagli artigiani alla Confcommercio, tutte le categorie produttive sostengono che il peggio per l’occupazione deve ancora arrivare. La Cgil da molto tempo sostiene questa tesi e riteniamo che fino alla fine del 2010 la situazione per l’occupazione resterà grave. È inutile nascondere questi problemi, dovrebbero essere al centro dell’attenzione del governo, del dibattito politico e del mondo dell’informazione. Un anno fa usai il termine «arriva la valanga» parlando del ricorso alla cassa integrazione e della crisi occupazionale. Nel frattempo abbiamo perso 650mila posti di lavoro, di cui oltre 300mila precari, e questa tendenza si accentuerà nei prossimi mesi.

Il motivo è semplice: le aziende di fronte a una crisi che si prolunga nel tempo passano da una fase di attesa in cui conservavano gli occupati utilizzando la cassa integrazione a una nuova fase di movimento in cui decidono ristrutturazioni, tagli, chiusure. Chi ha due stabilimenti ne chiude uno, si cancellano attività produttive e reparti, si taglia l’occupazione. Questo fenomeno colpisce, soprattutto, le piccole imprese che non ce la fanno più a reggere un’emergenza che si estenden al commercio, alla distribuzione, perchè i consumi sono in caduta. Viviano oggi un paradosso: le Borse guadagnano, i valori in molti casi sono raddoppiati nel 2009, le banche si stanno sistemando e proprio ora l’occupazione va a picco. Naturalmente tutto questo richiederebbe una diversa politica economica e sociale da parte del governo: se non si fa nulla torneremo a quello che eravano nel 2007 forse tra sei o sette anni.

La Cgil ritiene che bisogna fare tre cose, subito. 1)Completare e integrare il sistema degli ammortizzatori sociali, raddoppiare il periodo di indennità della cassa integrazione, aumentare massimale della cassa integrazione e pensare a provvedimenti si sostegno per i precari che hanno perso il lavoro. 2)Una nuova politica industriale. Cosa si fa sulla rottamazione auto, si continua o no? E quando si decide che condizioni verranno poste alla Fiat? Che cosa si intende fare per sostenere gli altri settori industriali? 3)Un intervento fiscale. Tutti parlano della Merkel, ma nessuno segnala che la stragrande parte della manovra fiscale del governo tedesco è a favore delle famiglie. Da noi si parla di tutto tranne che di ridurre le tasse su lavoro dipendente, sui pensionati, sulle famiglie. Se proprio alleggerire l’Irap si può fare una scelta intelligente togliendo il costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap. Potrebbe essere una manovra che consente di creare occupazione e di sostenere fiscalmente gli investimenti e i consumi. La Finanziaria, invece, va in direzione opposta, Tremonti attende lo scudo fiscale.

Non è così che si aiutano l’economia, le imprese, i lavoratori. Per questo la Cgil si batte per avere una risposta diversa. Noi portiamo la crisi in piazza. Lo abbiamo fatto a Modena, lo stiamo facendo a Roma dove ogni giorno decine di operai e impiegati di aziende in crisi vengono a dare la loro testimonianza e il 14 novembre faremo una grande manifestazione in piazza del Popolo. La Cgil è impegnata a fianco delle famiglie, dei lavoratori, dei disoccupati, di tutti coloro che soffrono le conseguenze della crisi. In questa battaglia ci aiuta l’Unità, che ringrazio, con le sue inchieste in nome di un antico e trasparente giornalismo.
Postato alle 09:04 di mercoledì, 04 novembre 2009


permalink | Leggi i commenti
Categorie del post: politica, lavoro, pace, media, giovani, leggi, inchieste, sanità, sud , legalità Grazie per i vostri commenti | commenti
Postato alle 22:11 di venerdì, 23 ottobre 2009


permalink | Leggi i commenti
Categorie del post: politica, lavoro, media, giovani, leggi, sanità, sud , legalità Grazie per i vostri commenti | commenti



Postato alle 11:57 di venerdì, 16 ottobre 2009


permalink | Leggi i commenti
Categorie del post: politica, lavoro, pace, media, giovani, leggi, inchieste, sanità, legalità Grazie per i vostri commenti | commenti

Tratto da Metropolis del 16.10.2009


Il consigliere "Bassolino garantisca la maggioranza"


Non si è trovato affatto male. Anzi, a dirla tutta: sembrava a casa sua. Luigi Anzalone, consigliere regionale del Pd, non si è lasciato pregare per sedersi accanto ai suoi colleghi dell'area Sinistra e Libertà e dichiarare in conferenza stampa, in pieno accordo con loro, che la legge regionale che recepisce il piano casa o viene licenziata con gli emendamenti che hanno presentato oppure sarà "una normativa ignobile", per dirla con Marcelle Chessa. Nostalgia del Pd? Niente di più lontano. "Ogni consigliere deve dire con chi sta: con gli onesti o con gli speculatori?" Anzalone non l'ha mandata a dire anche ai suoi compagni di partito che la pensano in modo molto diverso:"O il centrosinistra si ritrova, o Bassolino si assume per intero le sue responsabilità, oppure nulla avrà più senso..." L'appello che sta a cuore al consigliere "di un gruppo consiliare allo sbando" è rivolto proprio al Governatore. La prossima settimana, o ci sarà lui in aula a tutela del numero legale, oppure il consiglio regionale "sarà di nuovo il San Carluccio". Ma, intanto: non è che il piano casa segna la Caporetto della maggioranza? "No,anzi. Si è arrivati ad un accordo. Ma ora bisogna votarlo in aula", rivendica Tonino Scala, il consigliere che mette in ama alle sue priorità la questione delle aree industriali dismesse, dove, secondo lui, bisognerebbe far costruire solamente a 5 anni dalla cessazione dell'attività. E guai a parlare della sinistra del no che avanza. "Abbiamo solamente avanzato proposte di buon senso per far sì che l'edilizia si sviluppi ma rispettando l'ambiente. Non dimentichiamo - insiste il capogruppo della Sinistra - che questa è stata la Regione delle frane di Pozzano, di Samo e Quindici". Stop alla "sciatteria", quindi:bisogna passare all'azione. Per la Sinistra e per il Pd di Anzalone, con Bassolino in testa.

Postato alle 10:54 di venerdì, 16 ottobre 2009


permalink | Leggi i commenti
Categorie del post: politica, lavoro, pace, media, giovani, leggi, inchieste, sanità, sud , legalità Grazie per i vostri commenti | commenti
POVERO SILVIO



Berlusconi_come_Napoleone«Voi pensate a creare benessere, per la libertà e la democrazia 'ghe pensi mi'». Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha concluso il suo discorso all'assemblea degli industriali di Monza e Brianza.

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, parlando agli imprenditori brianzoli ha esortato la platea a “ribellarsi” contro la stampa che lo attacca. Il premier ha ribadito che «c'è un giornale italiano che non ha avuto alcun limite nel gettare discredito su di me». E ha rilanciato: «Contro questo ci vorrebbe una reazione, una ribellione generale, di chi come voi è una colonna del sistema produttivo». Berlusconi ha poi riferito che durante le riunioni del G20 «i colleghi europei mi hanno detto 'come sei duro', nessun leader europeo avrebbe retto ad attacchi simili. Ma non c'è attacco che tenga», ha proseguito il premier.

«Chi getta discredito sull'Italia lo getta anche sui prodotti e sulle imprese italiane, gli imprenditori dovrebbero ribellarsi a questo agire anti-italiano», ha aggiunto Berlusconi. «Il discredito non si getta solo sul presidente del Consiglio - ha detto - ma va anche ai nostri prodotti, alle imprese, al made in Italy. Se voi siete le colonne della produzione, ci vorrebbe una ribellione nei confronti di questo agire anti-italiano». «Il governo sostiene le imprese italiane all'estero ed io sono un bravo agente di commercio», ha proseguito. «Non è stato recepito quello che il governo fa nella diplomazia commerciale - ha spiegato - mai nessun altro governo ha avuto in mente di agire da supporto a tutte le nostre aziende all'estero. In tanti Paesi, come la Russia, la Libia, l'Egitto, la Turchia, la Tunisia, le imprese italiane sono le più ben viste. Abbiamo ottenuto risultati fantastici, l'ultimo è stata l'attribuzione a Impregilo del raddoppio del canale di Panama. Mi guardo allo specchio e non sapevo che come agente di commercio fossi così bravo». Berlusconi ha poi rivendicato ancora una volta la propria appartenenza al mondo imprenditoriale: «Il governo lavora in totale sintonia con quanto portate avanti con le vostre associazioni. Bisogna approfittare del fatto che c'è un collega imprenditore al governo, perchè così possiamo portare avanti le riforme che ci interessano».
Postato alle 09:17 di mercoledì, 14 ottobre 2009


permalink | Leggi i commenti
Categorie del post: cultura, politica, lavoro, pace, media, giovani, leggi, inchieste, sanità, sud , legalità Grazie per i vostri commenti | commenti
... la discarica a cielo aperto di Ferrandelle - Napoli

Ecco dove la differenziata imposta per legge a noi e al gaverno dall'Europa finisce fa a fneire!



























Settembre 09: ma il governo non aveva risolto il problema dei rifiuti? 
 













Postato alle 11:12 di martedì, 13 ottobre 2009


permalink | Leggi i commenti (1)
Categorie del post: politica, ambiente, lavoro, leggi, inchieste, sanità, sud , legalità Grazie per i vostri commenti | commenti (1)

Gli speleologi del commissariato: nel sottosuolo montagne di detriti edili e fusti che galleggiano sul pelo dell'acqua0KRB1DDR--401x175



NAPOLI — Gli speleologi appena qualche anno fa non hanno potuto ispezionare le cavità sotto la chiesa disastrata di San Carlo alle Mortelle per le gallerie impraticabili, perché ostruite da tonnellate di immondizie e detriti. E con i Quartieri Spagnoli è il sottosuolo dell’intera città ad essere ridotto a discarica di rifiuti anche speciali, quindi pericolo­si: risulta dell’edilizia, vernici, fusti con sostanze presumibilmente tossiche si ammassano sotto ter­ra accanto a tonnellate di rifiuti ordinari gettati dai pozzi che un tempo furono vanto dell’ingegneria borbonica. Ed anche sull’acqua che scorre in falda galleggiano rifiuti ordinari, vernici, olii minerali, lattine, plastiche, acqua che, nei quartieri «verdi» periferici, è utilizzata per irrigare coltivazioni.


I fu­sti presumibilmente tossici sono stati trovati al centro della città, sotto via Monte di Dio, assieme a quintali di detriti dell’edilizia. A Chiaia, nell’immediato sottosuolo di via Morel­li gli speleologi si sono imbattuti in una discarica colante di olii esausti ed ancora in tonnellate di de­triti edili. Sotto via Matteo Renato Imbriani, altre distese di detriti misti a rifiuti ordinari. Pure a via Nicotera le grotte sono un’immensa discarica co­me alle porte della città, a Marianella sotto via Sca­glione: sacchetti ancora integri «scivolano» soprat­tutto dall’emergenza rifiuti, a quintali, lungo gli an­tichi pozzi direttamente nel sottosuolo. E la famosa acqua di Napoli: gli speleologi han­no fotografato rifiuti urbani che navigano sul pelo dell’acqua di falda sotto via Soriano, in zona piazza Dante, dove anche liquami sono sversati diretta­mente da un paio di stabili in canale, mentre le ri­ve delle gallerie sono sommerse da materiali di co­struzione; ed a poca distanza sotto vicolo Papa la superficie dell’acqua si copre di vernici e solventi sversati da un pozzo. Anche a Chiaia, in via Chiata­mone e sotto vico Santa Maria Apparente al corso Vittorio Emanuele sono state fotografate «immis­sioni abusive di acque nere» direttamente in falda. Dieci le strade ispezionate nel sottosuolo e qualche foto datata a diversi mesi fa è anche finita a corre­do di segnalazioni agli Enti ed alle autorità compe­tenti, ma mai nessuno è intervenuto per sgombera­re gallerie dai rifiuti o bloccare gli sversamenti abu­sivi nei pozzi.


Il mese scorso le voragini ai Quartieri Spagnoli, lo sgombero conseguente di tre palazzi e l’interdi­zione della Chiesa di San Carlo alle Mortelle spro­fondata sotto la navata centrale hanno riportato al centro dell’attenzione la questione sottosuolo, che a detta degli esperti potrebbe sostanziarsi in un pu­gno di parole: i controlli sulle cavità di Napoli si fanno «ogni 20-30 anni»; quando si fanno sono im­pediti da ostacoli non soltanto di natura economi­ca, ma materiali; alle denunce degli esperti, regolar­mente protocollate ad uso di Enti ed autorità che conferiscono gli incarichi di controllo, non seguo­no interventi. La mappa «a campione» delle ostru­zioni e delle discariche sotterranee appena illustra­ta è opera del geologo napoletano Gianluca Minin, direttore tecnico della Ingeo Srl, società che svolge dal 2002 verifiche statiche nelle cavità della città per conto del commissariato di Governo per l’Emergenza Sottosuolo. Nel 2002 si era avvicinato anche alle cisterne di San Carlo alle Mortelle ma non è riuscito a raggiungerle. «È abitudine consoli­data — spiega Minin — quella di utilizzare i pozzi che consentivano l’accesso alle cavità della città per sversarvi ogni tipo di rifiuto. Ma soltanto negli ultimi anni gli sversamenti, prima caratterizzati da detriti a prevalenza terrosa e da materiali di risulta dell’edilizia, sono frequentemente costituiti da ri­fiuti solidi o liquidi urbani e da rifiuti speciali. Du­rante le attività di verifica abbiamo individuato e cartografato centinaia di sversamenti abusivi di materiale eterogeneo, che nella maggior parte dei casi costituiscono un ostacolo per le attività di rilie­vo occludendo gli accessi agli ambienti e rappre­sentano un pericolo per i tecnici perché, in diversi casi, si tratta di materiali organici e rifiuti speciali come vernici ed olii combustibili». L’impossibilità di accedere in tutte le cavità rappresenta un ri­schio, continua Minin, anche perché «per numero­si edifici non sono state mai verificate le condizio­ni statiche delle cavità sottostanti. Anche per alcu­ni edifici storici il sottosuolo non è stato mai ispe­zionato; ad esempio, i rilievi realizzati in superficie a palazzo Maddaloni e a Palazzo Doria-D’Angri han­no evidenziato la presenza di numerosi pozzi ottu­rati da materiali di risulta. Invece più grandi cavità nel settore a Nord di Napoli sono state usate come sversatoio di rifiuti solidi urbani con la mancata raccolta nelle strade durante la cosiddetta emergen­za.


E la pratica dello sversamento abusivo di rifiuti nel sottosuolo non è controllabile, visto che le veri­fiche nelle cavità vengono istruite e realizzate con intervalli compresi tra 20 e 30 anni». Anche perché rilievi del genere, compresa la rimozione degli osta­coli, hanno un costo elevatissimo che spiega le in­terruzioni degli svariati tentativi di mappatura del sottosuolo degli ultimi cinquant’anni. Un progetto è all’attenzione degli Enti locali ma prende tempo proporzionalmente ai rispettivi limiti di bilancio. L’esperto, Minin, dal suo canto spiega: «Sarebbe fattibile cominciare col censimento in un’area cam­pione di tutti gli sversamenti di materiali; con sche­dature delle tipologia e quantità di materiali sversa­ti, gli indirizzi dei pozzi utilizzati, fotografie e so­prattutto, le indicazioni sulle conseguenze degli sversamenti in termini di inquinamento di falda, ostruzioni, danni, perdite idriche. Il censimento al­meno consentirebbe di individuare gli edifici da cui sono stati sversati i materiali e, quindi, nel caso in cui gli sversamenti impediscano agli speleologi di proseguire le attività di verifica, trattandosi di un’aggravante, bisognerebbe poter accollare ai re­sponsabili i costi per la rimozione dei materiali o per le attività di scavo necessarie».

Postato alle 10:56 di lunedì, 12 ottobre 2009


permalink | Leggi i commenti (1)
Categorie del post: ambiente, leggi, inchieste, sanità, sud , legalità Grazie per i vostri commenti | commenti (1)

Postato alle 08:38 di domenica, 11 ottobre 2009


permalink | Leggi i commenti
Categorie del post: politica, lavoro, pace, media, giovani, leggi, inchieste, sanità, sud , legalità Grazie per i vostri commenti | commenti


Falcone_borsellino2 Il giudice Paolo Borsellino, prima di essere ucciso, era venuto a conoscenza della trattativa in corso tra la mafia e pezzi dello Stato. A rivelarlo è Claudio Martelli, allora ministro della giustizia, intervistato da Annozero. Racconta che Liliana Ferrraro, poco dopo la morte di Falcone, ricevette la visita del capitano del Ros Giuseppe De Donno. De Donno l'aveva informata che Ciancimino aveva una volontà di collaborazione ma voleva delle garanzie politiche. «Prima di chiedere garanzie politiche vada a riferire queste cose al giudice competente, cioè Paolo Borsellino», gli rispose Liliana Ferraro. L'incontro avviene il giorno del trigesimo di Falcone. Il 22 o il 23 giugno. Lei stessa, stretta collaboratrice di Falcone, provvide a informare Paolo Borsellino di quanto le aveva detto De Donno. Martelli ne è certo. Non ha dubbi.




Annozero - Parla Martelli: Borsellino sapeva della trattativa tra Stato e Mafia










È un'ulteriore conferma che la famosa trattativa non fu tentata all'indomani delle stragi ma prima. E che anche Paolo Borsellino era venuto a conoscenza di quei tentativi condotti dall'allora comandate del Ros Mario Mori.









Il cambio di registro non poteva essere più forte. Via le escort, in scena la mafia. La terza, serissima puntata, di Annozero la apre Agnese Borsellino, la vedova del giudice Paolo Borsellino. Lancia un appello, 17 anni dopo. Chiede la verità sulle stragi. Quella in cui persero la vita Falcone, sua moglie e la scorta. E quella in cui perse la vita suo marito. Lei non la chiama strage, la chiama: azione di guerra. Dice: «Dopo 17 anni chiedo in ginocchio ai collaboratori di giustizia complici e non di far luce sui mandanti». Invoca «collaborazione» come «un atto d'amore». Chiede: «prove fatte pervenire agli onesti». Dice: «Restituiranno dignità alla nazione e ci renderanno liberi dai ricatti» e da quegli «interessi personali che coincidono con la cultura della morte».



Un salto all'indietro di sedici anni, a quei terribili giorni del 1992. Quando Berlusconi ancora non era sceso in campo. E la mafia era a caccia di nuovi interlocutori. Ma intanto parlava all'Italia con le bombe.



In studio, c'è Massimo Ciancimino, il figlio di Vito, il sindaco di Palermo. Racconta come iniziò la trattativa, di cui suo padre, Vito, fu il perno e il tramite. Quando, all'indomani della strage di Capaci, proprio lui, Massimo, incontrò il capitano Giuseppe De Donno. «Lo incontro su un aereo, mi chiede cosa ne pensava di quella strage mio padre e mi chiese se mio padre fosse disposto a ricevere lui e il comandante Mori per tentare di aprire un canale privilegiato con i vertici di Cosa Nostra». «Con che fine?», gli chiede Massimo Ciancimino. «Per mettere termine a questo momento stragista e magari giungere alla cattura dei due capi di Cosa Nostra», gli risponde De Donno.



Quel primo contatto Mario Mori a processo non lo ha raccontato così. Soprattuto, lo ha datato 5 agosto 1992: dopo la strage di Capaci e dopo, soprattutto, la strage di via D'Amelio. «Quella di far iniziare i rapporti il 5 agosto era la versione concordata con mio padre anche a mia tutela», spiega Ciancimino, che racconta poi del "papello". Fu proprio Massimo Ciancimino a consegnarlo al padre dopo averlo ricevuto da Antonino Cinà. «Mio padre lo apre e dice: il solito testa di minchia, espressione spesso usata per parlare di Riina». Le richieste - spiega - erano assolutamente "inattuabili". «Mio padre capisce subito che era stato sbagliato cercare la trattativa con questo personaggio, che la cosa lo aveva fatto infuocare, disse che quando tratti con questa gente fai un grande sbaglio». Quando poi fu ammazzato anche Borsellino



In studio c'è anche Ghedini, l'avvocato, che all'ultimo ha opportunamente sostituito Castelli. Non è un ministro la persona migliore a rappresentare il Capo del governo in certe situazioni. L'avvocato Ghedini prende appunti e poi replica come fosse in un'aula di tribunale. Al pubblico televisivo concede però il suo: «Mavalà», guardando fisso nella telecamera.



Davanti a lui il figlio di Vito Ciancimino racconta anche di quella lettera di minacce a Berlusconi scritta da Bernando Provenzano da recapitare a Dell'Utri. E di come finì la trattativa. Quella sensazione che aveva suo padre di non essere più lui il punto di riferimento. Bernardo Provenzano glielo confermò: «Gli disse che non poteva essere lui, che il nuovo punto di riferimento era Marcello Dell'Utri». «Su questo suggerisco a Santoro un'altra puntata, le stragi si fermarono, nel frattempo un interlocutore l'avevano trovato», chiosa l'ex pm Antonio Di Pietro, anche lui in studio. «C'era una informativa del Ros che avvertiva del pericolo che Falcone e Borsellino correvano, il terzo in quella lista ero io».
Postato alle 10:46 di venerdì, 09 ottobre 2009


permalink | Leggi i commenti
Categorie del post: politica, diario, pace, giovani, leggi, inchieste, sanità, sud , legalità Grazie per i vostri commenti | commenti
phpThumb_generated_thumbnailjpgUna serie di attacchi diretti al Capo dello Stato. Ieri sera a Porta a Porta: «Aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra». Questa mattina al Giornale radio Rai: «È stato eletto da una maggioranza che non è più tale nel paese». Così Berlusconi reagisce alla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. E quanto ai processi che ora lo attendono dice: sono una «farsa», metterò in «ridicolo i miei accusatori», anche in tv e sui giornali.

Il presidente della Camera Fini prova a farlo ragionare: «L'incontestabile diritto politico di Silvio Berlusconi di governare, conferitogli dagli elettori, e di riformare il Paese, non può fare venir meno il suo preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte Costituzionale e il capo dello Stato», lo ammonisce la terza carica dello Stato.

«Giudici di sinistra? E che devono essere di destra, o

celestiali?», replica il vicepresidente del Csm Nicola Mancino: «Dire che i giudici politicizzano le questioni al loro esame è un ritornello». Ma ciò che preoccupa di più il numero due del Csm è l'intenzione proclamata dal premier di procedere spianati sulle riforme della giustizia. «C'è bisogno di rasserenare il clima e di proposte di riforma che non siano nè dispettose nè minatorie», avverte Mancino, che prova a bloccare sul nascere l'assalto.

Un Berlusconi ferito, così appare il premier il giorno dopo la decisione della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il Lodo Alfano. Un capo del governo che di fronte alla decisione dei supremi giufici cerca il consenso del popolo e fa di tutto per provocare la crisi istituzionale, aprendo uno scontro senza precedenti con il Quirinale.

Questo Esecutivo «si sente assolutamente necessario alla democrazia, alla libertà e al benessere del Paese», fa sapere, di buon mattino ai microfoni del Giornale Radio Rai. Promette battaglia: «Vedrete di che pasta sono fatto». Prova persiono a ostentare una serenità che nei fatti sembra totalmente smarrita: «Vado avanti tranquillamente e serenamente, possibilmente con più grinta», promette. I processi? Come la manifestazione per la libertà di stampa. Anche quelli: una «farsa», replica Berlusconi che chiama il popolo italiano a giudicarlo e promette di difendersi non solo in tribunale ma sulle televisioni, alla radio, sui giornali. Come per altro ha già iniziato a fare. I processi - dice - li illustrerà lui agli italiani esponendo al «ridicolo» gli accusatori.

Ma la vera linea di difesa è l'attacco. Contro la sinistra, i magistrati, i giornali, le tv. Contro la Consulta: «Non è uorgano di garanzia ma un organo politico». E soprattutto contro il Capo dello Stato: «Eletto da una maggioranza che non è più maggioranza nel paese, una maggioranza di sinistra, ha radici totalmente di sinistra. Anche l'ultimo atto di nomina di un giudice costituzionale dimostra da che parte sta, tutto qui».

Tutto per concludere: «Meno male che Silvio C'è - afferma - altrimenti saremmo completamente nelle mani di questi signori della sinistra». 
Postato alle 11:21 di giovedì, 08 ottobre 2009


permalink | Leggi i commenti
Categorie del post: cultura, politica, lavoro, media, giovani, leggi, inchieste, sanità, sud , legalità Grazie per i vostri commenti | commenti
Translation services

Note


Blog in manutenzione - Prove tecniche

Banner



 

Per la sinistra

Gruppo Regione Campania

 

www.toninoscala.infouno strumento d'informazione

logo.info

 

                 

Per essere inserito nella mia mail list, invia i tuoi dati e numero di cellulare  a scalatonino@gmail.com


Appunti letterari: 

Tonino Scala
“Da onorata società a S.p.a.
 Il salto di qualità della camorra”  
  
     

 

 
 

Io Facebook e... tu?

 

Agorà intervista Tonino Scala:

Parlando delle elezioni 2009

YouTube, Yahoo

& Viddler

Tutti i miei Video

YouTube e Tonino Scala

  Yahoo! Video

 viddler1

La Web TV di Tonino 

webTV

 

Il patto per la salute 

 Confronto tra
Nicola Marrazzo
 e Tonino Scala

 

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Quotidiani & Giornali on line

Vivinapoli

 Quì siamo intervenuti

Visualizzazione ingrandita della mappa

 

video blog di Tonino Scala

 Tutte le interviste ed...  altro. 

 

24 h di notizie, sempre

 

corrieremezzogiorno





La cronaca in multimedia

Vedi altri media



Aggiungi il mio blog ai tuoi preferiti








Foto

Vedi altri media

Categorie

Commenti

Archivio

Link

Contatore visite

Crediti